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Buona novella

Io sono il buon pastore

Io sono il buon pastore

Il vangelo di questa domenica si riferisce ad un uso pastorale dell’epoca di Gesù. Le pecore durante la notte venivano custodite dentro un unico recinto. Al mattino ciascun pastore si metteva sulla porta dell’ovile per prendere le sue pecore e condurle al pascolo.
Le pecore non potevano sbagliarsi perché riconoscevano la voce del suo pastore e non correvano il pericolo di sbagliar pastore perché il pastore le chiamava ciascuna per nome. Una vera specie di appello. Durante la mia esperienza in Sardegna ho avuto la gioia di assistere a questo bello spettacolo.

Pace a voi!

Pace a voi!

Gi apostoli avevano difficoltà ad accettare la Resurrezione, a creare quella disposizione del cuore che Gesù stesso cercò di creare. E’ comprensibile che fossero turbati per degli avvenimenti così imprevisti, rapidi e insperati. Quando si incontravano tra di loro parlavano sempre della stesso tema insistendo sul ricordo del passato. Era difficile pensare a Gesù in vita. Lo consideravano ancora morto.
La testimonianza di Maria Maddalena e dei due di Emmaus ma soprattutto fu definitiva quella di Simone che sosteneva di averlo visto e udito. “La fede viene dall’ascolto”.

Mio Signore e mio Dio

Mio Signore e mio Dio

“Tommaso, uno dei dodici non era con loro, quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli ”Abbiamo visto il Signore”: E gli apostoli gli raccontarono che avevano visto le sue mani e il costato, aveva imposto una grande pace nel loro cuore, e come aveva dato loro il potere di rimettere i peccati. Tommaso, uomo diffidente timido, insicuro e pessimista, deve essersi sentito mortificato per non essere stato con loro in quel momento. “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e nel suo fianco, io non credo”. Forse si era allontanato colpevolmente dalla sua comunità e se ne era andato per conto suo.

Lettera della settimana

A scuola del Risorto

A scuola del Risorto

A seguito della Resurrezione ci sono molte cose che stupiscono nell’atteggiamento del Risorto: prima di tutto questa serie di apparizioni che, se facevano piacere ai suoi amici, creavano anche uno stato di sorpresa da infarto: vedere un morto che si muove, mangia, entra senza aprire le porte non era sicuramente una cosa a cui erano abituati anche se i tre anni alla sequela di Cristo ne avevano viste di belle, perfino risorgere i morti.

Testimonianze

LA MIA VOCAZIONE: IL MIO MISTERO

LA MIA VOCAZIONE: IL MIO MISTERO

La mia vocazione?
Come parlarne? Come dirne l’essenziale bellezza senza banalizzarla o profanarla?
Può una realtà così grande con poche parole essere definita e spiegata? Esistono poi espressioni adatte a tal fine, concetti degni e adeguati a tale “impresa”?
Ne provo timore a parlarne; paura a tacere!

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