Il profumo di don Alberto

Un “bel” prete ci ha lasciato. Era nel primo gruppo che ho ordinato appena giunto a Cagliari e lo ricordo vivacissimo, moriva dalla voglia di diventare prete, lo feci presto diacono e il 22 maggio dell’anno dopo  sacerdote.

Affrontò con entusiasmo il suo ministero di docente di religione a Liceo, di Vice parroco e  di animatore di un vivacissimo oratorio, quando gli proposi se  desiderava andare a perfezionare i suoi studi a Roma o parroco a Senorbì, non se lo fece dire due volte, mi chiese quando sarebbe potuto entrare in parrocchia. Poi le nostre strade si sono divise ma non il cuore. Mi telefonò per dirmi che era stato nominato parroco di Sinnai, lo sentii esultante. L’ultima volta ci siamo sentiti per Sant’Alberto: era felicissimo come al solito.

Nella tradizione giudaica, l’anima è immaginata come una bottiglia di profumo. La bottiglia cade e si rompe. Il profumo si spande per terra e non esiste più. Ma malgrado questo. L’odore che esala dal profumo continua per molto tempo a riempire l’atmosfera.

Così è avvenuto per Don Alberto. Ci ha lasciato fisicamente ma continua a vivere tra coloro che ha amato e continuerà a vivere attraverso tutto quello che ha ispirato.

Il profumo di Don Alberto è la sua fede viva, ragione  della sua vita. Una fede diventata gioia, una gioia attiva che si trasformava in entusiasmo , un entusiasmo fattivo che realizzava cose stupende per il Signore, soprattutto tra i giovani.

Veniva abitualmente a trovarmi e mi raccontava quello che faceva, stupito lui stesso della risposta dei giovani e dell’accoglienza delle persone. Credeva nell’amicizia coinvolgente soprattutto per chi aveva bisogno di consiglio e di aiuto spirituale Era tonificante incontrarlo.

Sentendolo parlare, meglio ancora vedendolo parlare, perché raccontava con tutto se stesso, mi faceva sentire Gesù che davanti agli apostoli  diceva “Ho visto satana cadere dal cielo”.

Il Signore lo ha voluto con se troppo presto per noi ma ormai “maturo per il cielo”, pronto “per vederlo faccia a faccia” , mentre noi continuiamo a “vederlo di spalle”.

Don Alberto è stato profeta e testimone di una chiesa tutt’altro che in  crisi. La sua chiesa, quella per cui lavorava aveva in lui uno sposo giovane e innamorato desideroso che la sua Chiesa, pellegrina in Sinnai, fosse “santa e immacolata “ per presentarla al suo Signore che si potesse compiacere di Lei.

Diciasette anni fa gli imposi le mani e divenne ministro di Cristo, ora è Lui che, dal trono dell’Agnello, tende le mani verso di noi invocando per la sua chiesa fede, gioia, entusiasmo , dinamismo e gioventù per servire come ha servito lui.

+ Giuseppe Mani
Arcivescovo emerito

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