San Giuseppe, il procuratore della Famiglia di Gesù.

I Santi servono, sono i nostri fratelli che hanno raggiunto la Patria e, comprendendo le nostre necessità, possono darci una mano per tirare avanti tra le difficolta della vita. I santi si pregano per questo.  Giuseppe di Nazareth , come responsabile della famiglia di Gesù ne ha viste delle belle, è passato in mezzo a difficoltà, si è impegnato, ha sofferto  ed è in grado di capirci. Era colui che risolveva i problemi della famiglia oltre che procurare il pane quotidiano. Per questo la chiesa si rivolge a Lui nei momenti di difficoltà e, giustamente Leone XIII lo dichiarò patrono della Chiesa universale, la famiglia, un po' allargata, di Gesù.

I santi lo hanno preso sul serio e lo hanno responsabilizzato anche a livello economico. Mons, Daniele Comboni, il grande missionario dell’Africa si rivolgeva a lui per le difficoltà economiche e se tardavano ad arrivare  i mezzi girava la sua immagine verso il muro finchè non interveniva. Scherzi da santi ma espressione della fede verso il procuratore della famiglia di Cristo. Santa Teresa lo  considerava il suo primo collaboratore fino a dire che tutte le volte che si era rivolta a San Giuseppe era sempre stata esaudita.

Anch’io ho da raccontare una mia avventura con San Giuseppe. Esattamente dieci anni fa accusai dei dolori all’addome, il medico che mi ordinò la coloscopia che feci all’ospedale oncologico, già il nome era impegnativo. Fatto l’esame, il primario mi comunicò che si trattava di un carcinoma al colon grande quattro centimetri. Chiesi se era il caso di fare l’esame istologico e mi disse che lo avremo fatto ma. data la sua esperienza potevano ritenere certa la diagnosi. C’era da sperare che non ci fossero metastasi. Era quindi urgente una operazione. Cominciò una serie di esami e la TAC diede il risultato di qualcosa che potevano far pensare ad una metastasi ai polmoni. Chiesi al medico quanto tempo di vita mi rimaneva sia per  mettere in ordine alcune cose ma soprattutto per prepararmi a morire come deve morire un arcivescovo. Il medico mi tranquillizzò, si fa per dire, parlandomi di  chemioterapia. Mi affidai al Signore  e pregavo. In quei giorni di  preparazione all’operazione cadde la festa di Santa Teresa di Avila, andai a celebrare la Messa al Carmelo e  pregai perché il Signore mi concedesse la grazia di vivere quel momento con fede e di morire da arcivescovo in mezzo al mio popolo. Non sono mai stato un sognatore ma all’offertorio sentii qualcuno che mi diede una pacca sulla spalla e mi disse “Fai una novena a San Giuseppe e piantala”. Ci riconobbi Santa Teresa di cui sono devoto e mi sentii in una grande pace. Alla fine della Messa chiesi alle monache  una novena a San Giuseppe. La Priora mi assicurò che l’avrebbero cominciata subito. Dopo qualche giorno entrai all’Oncologico e si diffuse la notizia del mio ricovero. Iniziò una catena di preghiere che mi sorprese. Fui operato, mi furono tolti quindici centimetri di colon, metastasi non ce ne erano per cui l’operazione era andata bene. Due giorni dopo arriva il referto dal primario d’istologia che mi aveva diagnosticato il carcinoma: non c’era niente, era un lipoma.  Grande gioia ma che non riuscì a coprire le parolacce che mia nipote medico disse a chi aveva fatto le analisi. Non voleva sentir parlare di miracoli: è semplicemente un errore diagnostico, gravissimo dovendo subire una operazione così invasiva. Il primario con le piastrine era lì a dimostrare la diversità del primo dal secondo esame. Io che ne penso? Che Dio ci ha messo sicuramente le mani e non dubito di una complicità di San Giuseppe. L’episodio  è interessante anche se dimostra che è più difficile credere ad un intervento di Dio,  dopo averlo richiesto con incessanti preghiere , che ad un errore di analisi o al caso.

Comunque siano andate le cose nel mio caso è innegabile la potenza della preghiera e dell’intercessione dei santi. Per quanto riguarda san Giuseppe apparteniamo alla sua. famiglia : lì c’è nostra Madre,  c’è Gesù nostro fratello e Giuseppe è   responsabile anche di noi che, come ricorreva Gesù da suo padre, ricorriamo anche noi con fede e fiducia senza sbagliare.

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