Un angelo in carcere

Anche gli angeli custodi vanno in pensione, sono richiamati a casa forse per prender fiato e ricominciare un nuovo servizio. Ho pensato a questo il 27 marzo, quando mi è stata comunicato il ritorno in cielo di Suor Angela dopo novantacinque anni di vita e settantadue di servizio.

Era l’angelo custode del carcere di  Buoncammino a Cagliari,  Figlia della carità di San Vincenzo de Paoli. Ho lamentato più volte con lei la riforma che ha tolto alle “ Figlie della carità” il famoso cappello bianco inamidato, diventando così angeli senz’ali. Proprio così , perché si aggirava per il, carcere come se non esistessero i cancelli e le porte blindate, al suo arrivo si apriva tutto senza bisogno di documenti e soprattutto di chiavi. Era naturale: gli angeli entrano a porte chiuse. Vera religiosa , il carcere era la sua casa, conosceva tutto, le storie di tutti le aveva scritte nel cuore in maniera indelebile rendendolo così materno, di una tenerezza pari alla fortezza che sapeva infondere nelle situazioni più drammatiche sull’orlo del suicidio.

La mattina che arrivò a Buoncammino una mamma col suo bambino tutti ci preoccupammo meno  lei: “Il bambino deve stare con la mamma, ci penso io a portarlo ogni giorno al Nido  poi alla scuola materna delle nostre suore”; e fu così ogni mattina finchè la mamma non fu trasferita altrove.

C’era il bravissimo cappellano e anche il diacono permanente, facevano parte della struttura tanto che non mancarono guai come impreviste minacce e inevitabili trasferimenti. Per Suor Angela no. Come gli angeli era inafferrabile e dappertutto, entrava nelle celle tra i detenuti ritenuti i più pericolosi con le tasche piene di sigarette che dispensava ai suoi clienti, ovviamente non più di quattro al giorno. Una sera aveva finito la scorta, gliene erano rimaste soltanto due e le diede all’ultimo cliente  che stupito la guardò e gli disse “E lei come fa ? ”.

Non mancavano poi i “Fioretti di Suor Angela “ che i detenuti e le guardie raccontavano, lei ne garantiva l’autenticità soltanto con un sorriso.

Usava una 500 antidiluviana, forse una delle prime fabbricate ma che gli bastava per i vari servizi e per arrivare dal convento a Buoncammino. Un giorno non la trovò più, gliela avevano rubata, se ne lamentò con i detenuti e tutto sembrava finito lì. Qualche giorno dopo ritrovò la sua 500 rimessa a nuovo e lavata nello stesso posto dove l’aveva lasciata.  Commentavamo , ridendo, che erano stati gli angeli. Ovviamente gli angeli di Suor Angela.

Era l’Angelo del carcere, non si vedeva, non si sentiva ma c’era, soprattutto quando, misteriosamente , la sua presenza era necessaria.  Buoncammino aveva un’anima, una vita spirituale. Non riesco ad immaginare che abbia finito il suo servizio e che qualche notte non riesca a trappare alla Madonna un permesso per tornare in una delle celle dove sa che uno dei suoi figli sta pensando al suicidio. E’ vero che starà pregando per i suoi detenuti ma credo anche nei miracoli e se Suor Angela lo chiede sarà difficile per la Madonna dirgli di no.

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