Giuseppe, l’uomo di fiducia di Dio

Non è facile parlare di San Giuseppe come, credo, non sia stato facile per gli estensori dei Vangeli. Di lui ne parla soltanto Matteo e Luca per dirci la stessa cosa : era lo sposo di Maria e il padre putativo di Gesù. Con questo ci dicono che era l’uomo di fiducia di Dio, a Lui infatti affidò quanto di prezioso Dio stesso possedeva: suo Figlio e la Madre di Lui.

E’ facile immaginarci Giuseppe, sicuramente alto, bello, dignitoso, anche perché non riesco a pensare che il Padre abbia scelto per la Madre di suo Figlio uno sposo che non fosse “il più bello tra i figli degli uomini”.

Un uomo sicuramente silenzioso, come tutte le persone che portano una grande responsabilità. Pensare che per una trentina di anni sia stato il falegname di Nazareth, quindi  persona ben nota, che portava dentro di sé il segreto del “mistero nascosto nei secoli” e che non appaia mai, non dico con un’intervista, ma neppure con un mezzo miracolo, stupisce  e qualifica questa straordinaria persona.

Se nei vangeli si parla poco di lui  nel magistero della Chiesa occupa uno spazio rilevante. Ricordo quando  Papa Giovanni fece notare il suo dispiacere perché nel Canone della Messa non si faceva il nome di san Giuseppe.  A quel punto si scatenò una discussione sull’opportunità di toccare il canone eucaristico, a quei tempi uno soltanto. Papa Giovanni “motu proprio” decise di inserircelo personalmente e così finalmente Maria si trovò vicino il suo sposo, anche durante la celebrazione di tutte le Eucarestie. Strana sorte quella della famiglia di Nazareth, destinata ad essere sempre separata; in tutte le chiese Maria ha il suo altare, Giuseppe la sua nicchia, il Figlio il Suo Tabernacolo. La loro sembra la patrona delle famiglie separate. Mi auguro che  nelle nuove chiese si cominci a  disporre “nicchie formato famiglia”, anche perché dopo quella di Gesù, che è la “Sacra famiglia”, ce ne sono  adesso altre che sono  “sante famiglie”.

Io sono particolarmente legato a Lui e mi sento membro della sua famiglia. Alla scuola di Santa Teresa di Avila ho imparato che, se lo invoco, si interessa a me e interviene in ogni necessità, anche con qualche miracolo. La stessa S.Teresa di Calcutta lo coinvolgeva in tutto ed era commovente la fede con cui contava su di Lui. Devo a mia nonna di portare il Suo Nome che si batté perché continuasse il nome del suo sposo e mio nonno.

Il Papa ha scritto una lettera “Patris corde”  con cui ha indetto un anno in onore  di san Giuseppe a ricordo dei centocinquanta anni dalla dichiarazione  di lui quale patrono della Chiesa universale. Il legame di san Giuseppe con la Chiesa  è molto impegnativo e lo vorrei sintetizzare così: Giuseppe è capo della Sua Famiglia, la prima Chiesa, è patrono quindi  di una Chiesa tutta familiare, se la Chiesa non è familiare non è più Chiesa. Lo stile della vera Chiesa di Cristo non può non essere che familiare, in opposizione ad uno stile burocratico industriale.  Questa, credo sia la tentazione più comune quando da relazione diventa organizzazione. Una tentazione di adeguare le proprie strutture a quelle dello Stato lasciandosi governare dalle leggi più che dal cuore e dalle coscienze.

Rimanendo nel campo delle famiglie, la riforma dei tribunali ecclesiastici voluta da Papa Francesco aveva proprio lo scopo di far giudicare le varie situazioni da dei padri, i vescovi, più che  da dei funzionari, ovviamente delegati dai padri, senza tenere presente che la paternità non si delega.

Gli stessi tribunali che giudicano i sacerdoti sono tristemente legulei. I rei non si sentono giudicati in famiglia, difesi da fratelli, ma oggetto di lavoro di avvocati. Mi è stato fatto notare che in queste situazioni si ha la sensazione che si attui la parabola del Figliol prodigo al contrario. Lo stile famiglia crea sicuramente grandi problemi, perché non è facile coniugare giustizia e misericordia, pena e perdono, e l’uso della pura legge per giudicare le situazioni è quanto di meno familiare ed evangelico possa essere utilizzato. Lo dicevano anche i romani “Summum jus summa iniuria”. E’ vero che è il cervello che giudica, ma è altrettanto vero che è il cuore che muove il cervello.

La grande figura di San Giuseppe, che difende la sua famiglia da Erode, nella semplicità delle dimensioni domestiche, spazia su tutta la famiglia della Chiesa, su cui vigila insieme a Maria sua Sposa e che rappresenta la sicurezza e la speranza di tutti i suoi figli, putativi, ma figli anche noi.

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