A servizio di tutti

XXIX Domenica del T.O.

A servizio di tutti

Agli apostoli che stavano discutendo di problemi di preminenza Gesù chiede di rinunciare alle proprie ambizioni. “Colui che vuol essere il primo deve essere il servo di tutti perché il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire ma per servire” E Lui stesso darà l’esempio il giovedì Santo lavando i piedi ai suoi discepoli. L’Antico e il Nuovo testamento parlano spesso di servitori e il loro ruolo viene ad arricchire ciò che significa servizio cristiano.

Nell’Antico testamento Dio chiama servitori coloro che ha scelto per collaborare al suo piano: Mosè, Davide, i Patriarchi e i profeti. Tutti hanno in comune un atteggiamento morale fondamentale fatto di obbedienza alla volontà divina di fedeltà e di amore. Ed hanno come missione di suscitare obbedienza, fedeltà e amore nel loro popolo. Nella prima lettura abbiamo ascoltato: “Il Signore ha voluto prostrarlo con dolori…..Egli si addosserà le loro iniquità”. Cristo ha fatto sua questa vocazione. San Matteo lo dice espressamente ”Ecco il mio servitore che ho scelto”. Nel discorso preso il tempio di Gerusalemme Pietro riprende lo stesso tema “Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe ha glorificato il suo Servitore Gesù”.

Nel contesto biblico diventare servitore di tutti non significa fare il domestico, essere lo schiavo degli altri. Charles de Foucauld ha cercato con passione l’ultimo posto non per il desiderio di povertà o di nascondimento ma per trovarci Qualcuno. Perché farsi servitore di tutti? Per soddisfare il Cristo imitandolo e diventare uno dei suoi servitori che riportano a Lui tutto un popolo.

Imitare il Cristo soprattutto. Si racconta che una attrice cinematografica vedendo una suora che accudiva ai lebbrosi disse “Io non lo farei per tutto l’oro del mondo” “Neppure io, Signora, rispose la suora”. Charles de Foucauld esprime in termini brucianti il suo desiderio di metter i suoi piedi nelle orme di Cristo. Imita Cristo ma per servire Dio. Questa è la cosa originale del servizio cristiano: l’umiltà non consiste nello stimarsi indegno o di stimare gli altri più di noi ma che possiamo avere una volontà abituale di servo di tutti e non possiamo averla senza avere la volontà di servire Dio in essi.

Santa Teresa di Gesù Bambino è stata divorata dallo zelo apostolico. Ma chi amava? Dio ed è per farlo amare che nella sua ambizione ha abbracciato l’universo intero. Sapeva che amando Dio in ciascuno dei suoi fratelli gli permetteva di raggiungerli tutti. Sapeva che donando la sua vita perché ciascuno amasse Dio era aprire a ciascuno a titolo personale la via dell’amore. L’esperienza di venti secoli è eloquente: niente rende più generosi, attenti e a servizio degli altri che servire negli altri Dio che si ama.

Chi si fa servo di Dio si iscrive in quella grande linea di testimoni che riuniscono a Dio il popolo che si è allontanato da Lui.

Non limitiamo la nostra influenza ad attività visibili. Servi e serve di Dio lo sono coloro che credono nella supremazia della vita di preghiera su tutte le altre forme di apostolato. Il mondo non troverà il Suo Signore se gli viene a mancare il sostegno dell’adorazione, della lode e del sacrificio.
“Libero da tutto mi son fatto servo di tutti, per guadagnare il più gran numero” Dice san Paolo. Nella comunione della carità la chiesa appare come interamente un grande servizio.

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