Giorno di Natale

2018

Giorno di Natale

Stanotte siamo stati invitati ad assistere alla nascita di Gesù nella grotta di Betlemme, oggi siamo invitati nella Casa del Padre ad assistere alla nascita continua del Figlio dal seno del Padre. Stanotte ci ha accompagnati San Luca, oggi ci accompagna San Giovanni. Il primo si è diffuso nella narrazione, il secondo ha potuto annunciare solo l’essenziale trattandosi di entrare nel mistero della S.S. Trinità dove neppure a lui era concesso di penetrare prima di morire. Ci dice però l’essenziale “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” e poi ci precisa “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” e così ci ricollega a quanto abbiamo celebrato e contemplato questa notte.

La famiglia di Dio. La S.S.Trinità è sempre attiva nella sua vita che non può essere che quella dell’amore: il Padre genera continuamente il Figlio e da loro procede lo Spirito Santo. San Giovanni ci dice che Il Verbo era presso Dio. Sicuramente è una espressione insufficiente per esprimere l’unità tra il Padre e il Figlio che sono una cosa sola. Ho visto una bella scultura medioevale della Trinità in cui il Figlio riposa sul seno del Padre. Dove ha trovato Giovanni la sua immagine? Semplicemente nella sua esperienza, quella che aveva di Gesù in carne e ossa, il Verbo della vita di cui aveva solennemente affermato all’inizio della sua prima lettera: “Ciò che noi abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi ciò che le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita”. (!Gv 1,1) Giovanni dell’amore di Gesù aveva un’immagine privilegiata, quella di riposare per qualche istante sul petto di Gesù durante l’ultima cena. Giovanni per descrivere questo gesto si serve degli stessi termini che usa per descrivere l’atteggiamento di Gesù nei riguardi del Padre: il Verbo è da sempre riposato sul suo seno. Nello stesso tempo uno dei discepoli, Filippo, aveva interpellato Gesù: “Mostraci dunque il Padre”(Gv 14,8) Quel Padre a cui Gesù non cessava di fare riferimento e la risposta di Gesù era stata molto chiara: “Non sai che io sono nel Padre e il Padre è in me? Filippo, chi ha visto me ha visto il Padre.(Gv 14,9)

Nella Trinità è sempre Natale perché sempre il Padre genera il Figlio ed è per questo che la prima Persona è sempre “il Padre “ e la seconda sempre “Il Figlio”. Questo per noi ha una conseguenza importante perché “Tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste. In Lui era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1, 2-4). Il Padre quindi ci crea attraverso il Verbo che è generato continuamente, di conseguenza anche noi siamo creati continuamente da Dio. Non è quindi concepibile la nostra relazione con Dio come una sorta di Big bang iniziale da cui sorge la vita che è poi abbandonata a se stessa. No, Dio ci crea continuamente e sostiene, direbbe sant’Ignazio, con “le sue mani sudate” la nostra vita che è dono continuo di Dio. Lo professiamo ogni giorno nella Messa quando diciamo “nella Potenza della Spirito Santo, fai vivere e santifichi l’universo”. Come il Figlio è generato continuamente dal Padre per cui l’unica parola che sa dire è “Padre” che è la sorgente della vita, così anche noi nasciamo continuamente e rivolti alla sorgente della vita la riceviamo con la gratitudine di chi riconosce la sua sorgente: il Padre.

Anche tutta la creazione riceve “energia e vita” da Dio che “fa vivere e santifica l’universo” e come Il Padre si è servito di Maria e Giuseppe per dare a Gesù una famiglia umana, per farlo crescere, per educarlo, così si serve di noi come collaboratori dell’opera di Dio per far crescere la creazione “che geme delle doglie del parto” di questa quotidiana generazione che la porta alla piena realizzazione. Gesù è venuto ad insegnarci come far crescere e portare la creazione fino alla sua pienezza. In questa gestazione non mancano le doglie del parto. Un sacerdote ortodosso, mistico e scienziato, imprigionato per cinque anni dal regime sovietico e poi giustiziato Pavel Florenskiy ci offre una lezione scrivendo dalla prigione alla moglie. “Si la vita è fatta in modo che si può dare qualcosa al mondo solo pagandone il fio con la sofferenza e persecuzioni, e più il dono è disinteressato più crudeli sono le persecuzioni e dure le sofferenze. Tale è la legge della vita, il suo assioma di base. E’per questo che noi cristiani crediamo alla creazione continua attraverso l’amore, ovvero attraverso la Croce.”

Sul mondo , che è immaginabile come una grande Grotta di Betlemme in cui continuamente nasce si proietta inesorabilmente la luce della Pasqua: è la ragione per cui Gesù è venuto.

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