In attesa di Lui

XXXIII Domenica del T.O.

In attesa di Lui

Andiamo verso la fine dell'anno liturgico e la liturgia mette sotto il nostro sguardo la fine dei tempi facendo prevedere "tempi difficili", preludio del ritorno di Cristo con grande maestà e potenza accompagnato dagli angeli che raduneranno tutti gli uomini per il giudizio finale. Quando avverrà tutto questo? Sicuramente avverrà quando vorrà il Signore il quale, come ha fatto esistere questo mondo, lo farà anche finire ma non ha voluto in nessun modo rivelarci né il tempo né l'ora "solo il Padre lo sa". 

Ciò che vale per la fine dei tempi vale anche per la nostra fine, cioè dell'ora della morte. Se ignorare l'ora della fine del mondo ci preoccupa poco quella della nostra fine ci preoccupa di più almeno a partire da una certa età. Quest'ora ci è provvisoriamente nascosta e nella maggior parte dei casi non desideriamo che ci sia annunciata. E' vero che con l'età avanzata certi segni premonitori ce ne fanno prevedere l'arrivo ma la medicina non cessa di far progressi che addirittura siamo tentati di prendere sul serio . Noi, ovviamente facciamo tutto il possibile, intelligentemente consigliati, per scongiurare, neutralizzare e rinviare il più lontano possibile il grande momento. E' naturale che sia così.

Non conosciamo l'ora ma qualcuno la conosce, come ci ha detto Gesù: "Nessuno la conosce se non il Padre". Non la conosce soltanto perché il suo sguardo è più lontano del nostro ma perché è Lui stesso che l'ha fissata, l'ha scelta e l'ha preferita per noi. Da sempre, prima della nostra creazione ha tracciato tutte le tappe del nostro percorso terrestre, dalla nostra concezione al nostro decesso cioè fino a quando torneremo a lui. "Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre, canta il Salmista, non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto ... Tutto era scritto nel tuo libro, i miei giorni erano fissati quando non ne esisteva uno."

Che importa se non conosciamo l'ora se la conosce il Padre, l'ha fissata Lui secondo un suo disegno di amore. Se l'ha provvisoriamente nascosta ai miei occhi è sempre un segreto tra il Padre e suo figlio e non può essere che un segreto di amore le cui ragioni saranno svelate al momento in cui awerrà il folgorante incontro con Lui.

La ragione più importante è che il Padre e soltanto Lui conosce quest'ora. Questo segreto sarà l'ultima prova di un amore di cui Lui solo vuol riservarci la rivelazione come una sorpresa senza uguali.

Nella 1 lettera ai tessalonicesi san Paolo, parlando della venuta di Cristo alla fine dei tempi usa un verbo molto suggestivo per descrivere come avverrà, saremo "rapiti", incontro al Signore. Questo verbo esprime la forza irresistibile che emanerà da Gesù e che ci aspirerà per così dire attraverso la morte al suo incontro. Non dovremo imparare niente. Un bambino non impara a nascere è la vita in lui che è irresistibile. In un certo senso non abbiamo da imparare a morire: è la vita nuova in Cristo che sarà più forte di tutto. Può essere anche che non ci sia agonia dolorosa che per coloro che assistono all'esterno, estranei alla densità dell'esperienza di colui che l'attraversa senza percepire la gioia del morente di cui già è inondato. Si realizzerà allora ciò che canta il salmista "Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male, perché tu sei con me, Signore: il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza" (salmo 22). Più che mai il Padre sarà là a trasformare questa morte nella più bella sorpresa della vita.

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