Isaia

I Domenica di Avvento 2020

Isaia

In piena pandemia cominciamo un nuovo anno liturgico. La Chiesa ci prende per mano e ci insegna come vivere in questo tempo difficile qualificandolo col nome di “Avvento”. Niente di più adatto per esprimere il sentimento di attesa e di liberazione che è nel cuore di ciascuno. Attesa vuol dire fiducia, speranza, certezza che Qualcuno verrà, che la salvezza arriverà.

Nella sua pedagogia la Chiesa ci propone tre amici per accompagnarci in questa attesa e insegnarci come si attende: Isaia, Giovanni Battista e la Madonna.

Lasciamoci prendere per mano da loro e camminiamo nel deserto della vita, verso il Signore che viene.

Il primo amico che ci viene indicato è il profeta Isaia che, pur essendo vissuto duemilacinquecento anni prima di noi, è di grande attualità e può esserci di guida.

Gerusalemme era stata distrutta, il re, i notabili e gran parte del popolo era stato deportato in Babilonia. Il tempio, l’unico grande tempio di Gerusalemme per tutti gli ebrei, l’unico luogo sulla terra in cui Dio aveva promesso di abitare, era stato distrutto. Fu una catastrofe nazionale. Molti poveri, però, rimasero in Gerusalemme. Erano e rimasero senza niente. Potevano solo confidare nel Signore. Ricordando le sue manifestazioni nel passato, quando “Davanti a te tremavano i popoli, quando compivi cose terribili che non attendevamo”, aspettavano di nuovo la manifestazione della potenza del Signore.

La coscienza delle proprie colpe, delle proprie infedeltà al Signore diventa molto viva e fa dire ad Isaia: “Tu sei adirato perché abbiamo peccato contro di te da lungo tempo e siamo stati ribelli”.

 Ci troviamo sempre in questa situazione di infedeltà al Signore! Egli ci indica la via buona, la via della fede e dell’amore, ma noi cerchiamo altrove la nostra felicità. Perciò, come dice il profeta, “siamo diventati come cosa impura, e come panno immondo sono in nostri atti di giustizia: tutti siamo avvizziti come foglie, le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento”. Ma il Profeta non si lascia scoraggiare, ed esclama:“Tu Signore, sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché Signore lasci indurire il nostro cuore? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore della tua eredità!”

Isaia è certo dell’intervento del Signore: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i monti.”

La nostra situazione attuale, non soltanto personale, ma addirittura mondiale, detta “pandemia”, come la viviamo? Da credenti o da atei, come se Dio non sapesse la nostra situazione e non volesse dirci qualcosa attraverso di essa?

I superficiali risolvono il problema dicendo che è Dio che ci ha mandato il coronavirus per punirci oppure, al contrario, dicono che tutto ciò non riguarda Dio. I nostri fratelli ebrei invece pensavano che non era stato Dio a mandare Nabucodonosor per distruggere Gerusalemme e il suo tempio, ma sapevano che Dio poteva liberarli dalla schiavitù. Non era Dio che li aveva fatti schiavi in Egitto, ma ascoltava i loro lamenti e vedeva le loro sofferenze. Dio in questa “pandemia” c’entra, è in mezzo a noi e vuol parlarci. Cosa vuol dirci?

Intanto anche noi come Isaia “Abbiamo peccato contro di te e siamo stati ribelli. Siamo divenuti tutti come cosa impura (le mascherine ce lo ricordano), pericolosi l’uno per l’altro, tutti siamo avvizziti come foglie. Le nostre iniquità ci hanno portato via come il vento”. E in questa situazione  Isaia ci ricorda che dobbiamo pregare: “Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si riscuoteva per stringersi a te”. Perché? “Perché avevi nascosto da noi il tuo volto, ci hai messo in balia della nostra iniquità”.

 Qui c’è la chiave per intravvedere da dove viene il male. Non è Dio che ce lo manda, ma è l’uomo che se lo procura, avendo abbandonato Dio. Ce lo spiega San Paolo: “Hanno cambiato l’incorruttibile Dio con l’immagine dell’uomo, perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato la creatura al posto del Creatore” (Rom 1,12). L’abbandono di Dio è l’origine di tutti i nostri mali.  La Madonna nel suo cantico lo dice chiaramente: “Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore”.

Come Isaia e con la sua fede ritorniamo a Lui e diciamo: “Tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci da forma, tutti noi siamo opera delle tue mani”; “Fa splendere il tuo volto e salvaci Signore!”

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