Cominciò a mandarli a due a due

XV Domenica del T.O.

Cominciò a mandarli a due a due

Quando Gesù inviò i suoi in missione confidò loro due tesori: la sua Parola e il dono delle guarigioni. Sono due doni formidabili. Appartengono di diritto a Gesù, che è venuto a portarli alla sua Chiesa, in cui prefigurano le realtà future che succederanno a questo mondo.

La Sua parola. Anche se pronunciata dagli uomini non è Parola di uomo, ma Parola di Dio in persona. Loro soltanto dopo aver parlato possono dire: “Parola di Dio”

Questo rappresenta una responsabilità enorme di fedeltà alla parola stessa che non può né essere tradita né sostituita con la parola umana. Attraverso gli apostoli e i loro successori Dio assicura la sua parola di verità, una parola che contiene già segretamente presente il Regno. Una parola che predica la conversione e che ritorna dopo aver compiuto la sua missione. Una parola che deve essere non soltanto detta, ma annunciata. Gli apostoli non hanno infatti il compito di comunicare, ma di testimoniare la verità stessa della Parola e della sua efficacia: “Siate miei testimoni!”. A coloro che invia, Gesù non consegna un libro scritto da Lui, ma la sua stessa vita che l’annunciatore deve conoscere, perché suo amico e familiare. Gli apostoli sono partiti per annunciare ciascuno il Cristo come l’hanno conosciuto. Non un personaggio appartenente alla storia, ma all’esperienza della vita di chi lo annuncia.

Il dono delle guarigioni. Dio non ha creato un mondo di malati. Né La malattia, né il male, né la morte facevano parte del programma iniziale di Dio. E’ l’uomo che le ha introdotte per istigazione del demonio. Sono frutto del peccato e poiché Dio ha voluto rispettare questa folle libertà della sua creatura ha dovuto, per così dire, rassegnarsi alla malattia e alla morte. Dio ha accettato questo residuo del potere del demonio sul mondo che sarà definitivamente vinto al suo Ritorno. Questo potere è dato ai suoi che fanno vedere i ciechi, camminare gli storpi, come ci riferiscono di San Pietro gli Atti degli Apostoli: “Non ho né oro ne argento, ma quello che ho te lo do: nel nome del Signore Gesù, alzati e cammina”.    

Quando gli apostoli tornarono dalla missione “Erano pieni di gioia e dicevano: - Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome - .  - Non rallegratevi però perché i demoni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i Vostri nomi sono scritti nei cieli- ”(Lc 10,17-20). Straordinario potere di Dio affidato agli uomini!

Questo avverrà ad una condizione che sembra il dettaglio del vangelo di oggi, che “oltre al bastone non prendiate niente per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; calzati solo i sandali, portate solo un mantello”.

Perché questa esigenza di assoluto spogliamento da parte dell’inviato? Perché sia chiaro a tutti che l’autore dei miracoli e dell’efficacia della Parola è soltanto il Signore.

Anche la parola di Dio corre il rischio di essere scambiata per parola umana o, peggio ancora, preferire la parola umana a quella divina. L’abilità e il saper fare, la furbizia e l’astuzia possono sembrare meraviglie di Dio. Il demonio stesso, dice la Scrittura, può travestirsi da angelo di luce per stabilire il suo regno (2 Cor 11,14). L’apostolo può sfuggire a questo pericolo soltanto abbracciando la povertà di Gesù. Noi portiamo questi tesori in vasi di creta, perché nessuna carne possa glorificarsi dinanzi a Lui.

Si resta stupiti di queste scelte di Dio: privarsi di ogni astuzia umana per riuscire ad impiantare il suo regno.

La Chiesa stessa è una esperienza di povertà e non finiamo mai di stupirci di come Dio scelga le cose “infime di questo mondo per confondere le forti” e la ragione è sempre la stessa: “Perché nessuna carne si glorifichi dinanzi a Lui”. E’ innegabile l’efficacia della Parola pronunciata da chi ha veramente realizzato le condizioni del vangelo. Della Parola annunciata da un Santo si percepisce subito l’efficacia, la forza, “la spada a doppio taglio”che penetra nella profondità del nostro essere.

Le parole dette da Papa Wojtyla, anche nella serena conversazione, quelle che mi son fatto dire da Madre Teresa di Calcutta, quelle ascoltate da P. Arrupe SJ, quelle di alcune persone semplici e umili che mi hanno raggiunto in momenti particolari, avevano un sapore divino, erano come diamanti ormai purificati dalle scorie che ne offuscavano la luce.

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