I buoni frutti

VIII Domenica del T.O.

I buoni frutti

Il vangelo di oggi conclude il discorso della montagna secondo Luca e parla dei frutti buoni come segno inconfondibile della bontà dell’albero. Ci viene proposto un test della nostra situazione personale: sono un albero buono o un albero cattivo?

Il frutto in questione è la Misericordia. Sei misericordioso? Vuol dire che hai un cuore misericordioso. Non lo sei? Allora sei un uomo cattivo che “dal suo cuore trae fuori il male”.

La misericordia è la qualità del Padre che si riflette nel Cuore di Cristo, ma che è difficile da coniugare con la nostra vita e quindi da comprendere.

Gesù non fa sconti sull’argomento: “Quante volte devo perdonare? Sette volte? No. Settanta volte sette”, quindi sempre. La notte della Passione il primo papa fa l’esperienza del perdono. Nel “Padre nostro” abbiamo il coraggio di dire: “Perdona a noi i nostri debiti come noi perdoniamo ai nostri debitori”.

Fin dall’Antico Testamento una cosa appare chiara: il Dio della rivelazione non è il Dio freddamente trascendente, non è l’Onnipotenza distante, ma un Dio che rivela “le viscere di misericordia”, come canta Zaccaria.

Il testo evangelico più sconvolgente, tanto da essere chiamato un vangelo nel vangelo, è la parabola del figliol prodigo. Da notare che il figlio fa la peggiore offesa al  padre: “Per me puoi morire, dammi quello che mi spetta”. Questa affermazione è la peggior descrizione del nostro comportamento nei confronti di Dio. L’atteggiamento di Dio deve caratterizzare i cristiani. È stato lo stile di Cristo,  ma ci pone non pochi problemi pratici. È possibile avere una società in cui la regola è la misericordia e il perdono? Si pensa subito ad una società senza polizia e carabinieri, senza pene per i malviventi, senza contravvenzioni per i trasgressori della legge. Siamo nell’utopia o nella Buona Novella?

Credo che sia importante chiarire questo per non immaginare la svendita della grazia o “la grazia a buon mercato”,  il perdono a prezzo stracciato. Niente di più falso. Ogni rapporto con Dio si configura come un’alleanza con Lui. Quando ha offerto la prima legge sul Sinai sapeva bene che gli avrebbero disobbedito, per questo nella prima pagina del diritto penale di Dio c’è scritto perdono e misericordia.

Ma quest’alleanza tra Dio e l’uomo ha come  corrispettivo nell’uomo l’impegno ad essere fedele e a rinnovare la fedeltà in caso di mancanza.

Ogni alleanza con Dio si configura come un contratto: Dio ci dà la sua benevolenza e noi gli promettiamo amore e fedeltà.  Questo contratto però non è un contratto di compravendita, bensì un contratto di donazione che richiede la generosità del donatore, ma anche che il beneficiato lo accetti, altrimenti sarebbe un regalo.  Se il dono non viene ricevuto e accolto con gratitudine con la promessa di essere fedele per l’avvenire, tutto è vanificato. Dio è sempre misericordioso e disponibile a perdonare, ma l’uomo non è sempre disposto a ricevere il perdono e a ricominciare il cammino di fedeltà.

Gesù ci è stato di esempio sulla Croce: ha perdonato il ladro che gli chiedeva perdono (“Oggi sarai con me in  paradiso”), ma per i suoi crocifissori ha pregato: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Non ha offerto l’amnistia per tutto quello che avevano fatto.

In conclusione, il nostro cuore deve essere sempre aperto al perdono e disposto alla misericordia anche se rischiamo, come Gesù, di essere derisi e di incontrare chi addirittura si approfitta del nostro perdono, confondendolo con debolezza. E’ un rischio che da cristiani dobbiamo correre.

E’ possibile avere un cuore misericordioso? Essere un albero buono per fare frutti buoni? Certamente con la grazia di Dio e la coscienza di essere stati tante volte perdonati da Dio; consapevoli di essere frutto della Sua Misericordia, di essere dei peccatori pentiti e penitenti, quindi perdonati. Dio condanna l’amministratore infedele, perché dopo avergli perdonato tanto, non ha perdonato poco al fratello. Perdono e misericordia non sono uno stato di amnistia generale, ma fanno entrare responsabilmente nella civiltà dell’Amore.

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