Il Giorno dei defunti

2021

Il Giorno dei defunti

La morte è una delle realtà che il mondo cerca di dimenticare, mentre la Chiesa insegna che i monaci “devono ricordare ogni giorno che devono morire” e “desiderare la vita eterna con ogni concupiscenza spirituale”. Essa fa memoria in ogni Eucarestia di “coloro che ci hanno preceduti nel segno della fede e dormono il sonno della pace”. Oggi la Chiesa ci invita a visitare i cimiteri, concedendo l’indulgenza plenaria a chi lo fa e autorizza i sacerdoti a celebrare tre messe in suffragio dei defunti.

Queste pratiche poggiano su due atti di fede:

“Credo nella vita eterna”. I nostri fratelli che consideriamo “morti”, in realtà non lo sono. Sono soltanto passati alla vita eterna, quella per cui siamo stati creati. “Ai tuoi fedeli, Signore la vita non è tolta, ma trasformata e, mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata una abitazione eterna nel cielo”: così prega la Chiesa professando la sua fede nella vita eterna. Il nostro corpo, messo sotto terra, viene soltanto seminato e siamo certi che risorgerà “spirituale”, come ci dice san Paolo: “Viene  seminato un corpo materiale e ne risorge uno spirituale”.   I nostri fratelli sono con Dio, in Dio, quindi sono dove è Dio, vicino a noi, con noi, come Dio è con noi con tutti i suoi angeli e santi.

L’altra affermazione della nostra fede di oggi:

“Credo nella comunione dei santi”. Il cielo è vicino, il Paradiso non è lontano. Quindi i nostri cari defunti sono vicini a noi, vedono le nostre necessità, condividono le nostre prove e soprattutto ci aiutano con la loro preghiera.

Nella “Storia di un’anima”, l’autobiografia di  Santa Teresa di Gesù Bambino, la santa ventiquattrenne che sapeva di dover morire, manifesta la sua preoccupazione circa quello che farà, così giovane, in paradiso, per tutta l’eternità. Trovò la risposta:  “Quando sarò lassù, trascorrerò la mia eternità facendo del bene sulla terra”. Così è nata l’icona della santa che sparge i petali di rosa su coloro che la invocano. Ecco cosa fanno i santi in Paradiso: pensano a noi e lavorano per noi.

Lo aveva capito quel giovane diciottenne, della cui mamma avevo terminato di celebrare il funerale. Venne in sacrestia per ringraziarmi, ma anche per correggermi, perché avevo detto una cosa inesatta. Avevo concluso il funerale dicendo: “Riposi in pace”. “Sono sicuro che mia mamma in Paradiso non sta in pace, né lascerà in pace gli altri, a cui avrà subito parlato di me, interessando tutti a suo figlio”. Aveva ragione, in Paradiso si vive proprio così: è la pienezza dell’amore.

Copyright © 2019 giuseppemani.it - Powered by NOVA OPERA