Il Primo segno

II Domenica del T.O.

Il Primo segno

Se il cambiamento dell’acqua in vino è il primo segno, deve necessariamente significare qualcosa che illumina tutta l’opera di Gesù. E’ evidente quindi che Gesù parli della sua Ora, che in San Giovanni è sempre designata come l’Ora pasquale. L’Ora in cui avviene la manifestazione della  sua gloria che, nel quarto vangelo, designa sempre la Pasqua in cui Gesù viene glorificato.

La narrazione delle nozze di Cana è piena di reminiscenze bibliche. Nei libri sapienziali e in particolare nel Cantico dei Cantici il simbolo del vino è usato per parlare dell’amore: “Il tuo amore è meglio del vino” (Cantico 1,2). Nei profeti Dio sposa la vigna che ha piantato; la sogna e gioisce con lei come lo sposo gioisce con la sposa. Tutto questo fa pensare alle nozze di Cristo con l’umanità. Ne parla L’Apocalisse e la lettera agli Efesini. Nozze di vino, nozze di sangue, nozze dell’Alleanza, Alleanza nuova ed eterna. Vino antico e vino nuovo.  Ecco la costellazione a cui si possono aggiungere le stelle di altri testi compresi quelli della Cena.

Le sostituzioni. Gesù si sostituisce allo sposo, perché è lo sposo che procura il vino e decide quando servirlo. Il vino va a sostituire l’acqua. Nel brano seguente Gesù si sostituisce al tempio  (v. 21). In 1,17, si sostituisce a Mosè e la grazia e la verità vengono a prendere il posto della Legge, come il vino prende il posto dell’acqua nelle giare rituali dei Giudei. In 1,9 Gesù si sostituisce al Battista. Nel cap. 3 la nuova nascita dall’acqua e dallo Spirito soppianta quella naturale precedente. Il quarto evangelo è pieno di queste sostituzioni. Ogni volta c’è una realtà nuova: la realtà piena viene a prendere il posto di quella che già c’era. Qui le nozze di YHWH con Israele, nozze nell’acqua (il mar Rosso, nel quale Israele è stato battezzato), sono relativizzate dalle nozze nel sangue. In effetti la “moltiplicazione” del vino, come la moltiplicazione dei pani, rimandano al dono della carne e del sangue.

La Madre e lo Sposo. Giovanni non dice mai chi è lo sposo: non nomina mai l’umanità né la Chiesa. Lo sposo è chiaramente indicato in Cristo come dirà Giovanni, il Battista: “Chi possiede la sposa è lo sposo”. L’Apocalisse poi sovrappone le immagini della madre e della sposa. Nel vangelo ci sono due coppie: la coppia dei giovani sposi e la “coppia” Gesù e sua madre. Sua madre, che ritroveremo ai piedi della Croce, dove diventerà madre dell’uomo nuovo. Maria è madre e sposa. Traducendo “la madre di Gesù”, come la chiama sempre Giovanni, è la donna che ricapitola l’umanità. Riceve il Verbo come un seme. Così è sposa. Facendo questo mette al mondo Dio. Così è madre. In questo modo la vediamo condurre Gesù a manifestare la sua gloria, cioè a manifestare il mistero di Dio Amore . Mette così al mondo  Dio una seconda volta; questa volta lo ha partorito alla “vita pubblica”, la sua opera pasquale. Questo ci interessa perché, essendo Maria l’immagine della Chiesa, ci propone esattamente quello che noi dobbiamo fare: accogliere la Parola e  darla al mondo.

I “servitori sapevano”. Nel testo evangelico ci sono coloro che sanno (Gesù, sua Madre, i servitori e, alla fine, i discepoli) e coloro che non sapevano, tutti gli altri. Questa opposizione tra coloro che sanno e coloro che non sanno continuerà per tutto il Vangelo di Giovanni. I beneficiari del segno rimangono nell’ignoranza. Soltanto alla fine del vangelo sarà fatta luce: quando col dono della vita conosceremo che davvero Dio è Amore, lo sposo. È la che il Figlio e il Padre saranno glorificati l’uno dall’altro.

L’amore è al centro, ma non un amore astratto: un amore che implica la carne e il sangue. Nel Cristo, Dio diventa con l’umanità “un solo corpo”: “Questa è carne della mia carne e osso delle mie ossa”. L’Alleanza è totale. Ecco le nuove nozze che Gesù Cristo sostituisce alle antiche prendendo il posto dello sposo.

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