L’unica condizione

III Domenica di Pasqua

L’unica condizione

Quando ero Arcivescovo a Cagliari ci furono le elezioni comunali e pensai bene di fare una serie di articoli sul giornale diocesano dal titolo: “Per chi dovete votare”. Il risultato editoriale fu notevole e più ci si avvicinava alla fatidica data più precisavo che la volta dopo avrei detto per chi votare. Aumentava la curiosità e venivano approntate le armi per farmela pagare. Un cristiano chi deve scegliere come sindaco? “Il cittadino che ama Cagliari più di se stesso”. Nessuno replicò. La mattina dopo le elezioni, Massimo, il neo eletto, un caro amico, venne a dirmi che con quegli articoli lo avevo messo nei guai.

Il vangelo di oggi ci racconta l’investitura del primo Papa: “Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?”. L’unica condizione posta da Gesù per essere il capo di tutti. Il Papa deve essere colui che ama Gesù più di tutti, perché deve insegnare ad amarlo.

Questa è la regola universale che riguarda chiunque assume la responsabilità di qualcosa: amare. Lo sposo e la sposa sono coloro che amano la propria famiglia più di loro stessi e i guai cominciano quando questo principio comincia a vacillare. Ogni separazione e ogni divorzio ha alla radice la mancanza di amore, che fa saltare quanto di più sacro esiste sulla terra: il ruolo di madre e di padre. Il parroco è colui che ama la parrocchia più di se stesso, diversamente non è un padre, ma un funzionario. Ricordo con commozione la ruvida figura del mio parroco, quando, durante l’ultima guerra, tutti lasciarono il paese per rifugiarsi nelle campagne, perché eravamo lungo la linea gotica. Lui soltanto rimase e tutti gli affidavano le chiavi della loro casa.  Lo stesso si dica per il Vescovo: colui che ama la diocesi più di se stesso. Ma anche nel mondo secolare vale lo stesso principio, non soltanto per il sindaco, ma anche per i deputati e il presidente della Nazione, che non può essere che Colui che ama la nazione più di tutti, più di se stesso.

La religione non è un problema di testa, ma di cuore. Non può dirsi cristiano chi crede che Gesù Cristo ha ragione ed è il più geniale di tutti i capi religiosi, ma colui che lo ama. Il primo comandamento parla chiaramente di cuore e soltanto di cuore e di amore: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente e il prossimo tuo come te stesso”, diceva l’antica Legge, mentre la nuova precisa: “Più di te stesso, come vi ho amato io”, dice Gesù. Quando il mondo e anche la Chiesa vanno avanti non col cuore, ma con la legge, si assiste alle cose più allegre, come giudicare se il capo ha rubato o quanto ha rubato, se ha amato tutti o se ha fatto scattare il principio “tengo famiglia”e magari una famiglia allargata, in una parola se ha amato più se stesso di coloro che deve servire. Il sovvertimento di questi valori è l’inizio della corruzione  che è il principio della rovina di tutta la società, perché come dice il proverbio: “Il pesce comincia a puzzare dalla testa”.

Dio la rivolge la sua Parola a me e a te: “Mi ami tu?”. E anche noi “addolorati”, come Pietro, per l’insistenza di Gesù nel voler quasi garantirsi del nostro amore, cosa rispondiamo? Personalmente ho sempre avuto difficoltà a rispondergli. Ho trovato però tra i Padri della Chiesa  Guglielmo da St. Thierry che, trovandosi nella nostra difficoltà, ha dato la risposta esatta: “Signore, io non so se ti amo. Una cosa però è certa: desidero amarti.” La gioia di sentire che Gesù desidera il nostro amore è grande e ancora di più potergli rispondere chiedendogli di renderci capaci di amarlo.

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