La grande contestazione

XXV Domenica del T.O.

La grande contestazione

Il giusto della prima lettura mette sotto accusa  con le sue parole e i suoi atti  il modo di vivere e di pensare dei suoi contemporanei: anche se è soppresso. Giacomo smaschera le radici della violenza, dei dissensi e delle guerre come leggiamo nella seconda lettura. Gesù infine contesta la scelta dei valori fatta dal mondo del suo tempo come da quello di oggi.

Come il giusto della prima lettura anche Lui morirà. Ci troviamo davanti alla contestazione evangelica: il Cristo viene a convincere il mondo  del peccato, ma il suo messaggio non è soltanto negativo: offre al mondo un’altra sapienza, la vera sovversione. Dopo averlo ucciso una volta fisicamente, stiamo attenti a non annegarlo a neutralizzarlo  in una serie di riti a colpi di incenso e di pie considerazioni.

La grandezza e il potere. I discepoli  durante la strada discutono tra di loro chi fosse il più grande. Ecco ciò che Giacomo chiama gelosia, rivalità, concupiscenza, la volontà d’ appropriarsi in vista di dominare, di essere il primo. “voi domandate le ricchezze per soddisfare i vostri interessi” Quali interessi? I fondamentali: quelli che ci portano all’asservimento degli altri (in molte maniere) per provare il nostro proprio valore. Giacomo è spietato: saremo tentati di gettare questo peccato sugli altri: i capitalisti, i politici per la maratona del potere, i piccoli capi e i grandi capi che sfruttano nelle loro amministrazioni e nelle nostre imprese i dittatori dim tutte le confessioni. Giacomo ci spinge a guardare a noi stessi. La causa delle guerre è già in noi esattamente come in coloro che le fomentano e le dichiarano. L’ultima illusione à discolparsi cercando dei colpevoli.

Scena toccante: Gesù che abbraccia un bambino. Il Bambino nella Bibbia è uno dei personaggi che non dispone di potere. E’ il “piccolo” in opposizione al “grande” E Gesù ci dice di “Ridiventare fanciulli” ma in un’altra prospettiva. Qui ci dice un’altra cosa: il più grande, il primo, è colui che utilizza la sua forza non per poter dominare ma per accogliere, non per farsi servire ma per servire. Servire chi? Chi non dispone di alcuna autorità per farsi servire, colui che non può esercitare alcuna pressione, colui che non attira l’attenzione di nessuno perché non è importante. Il bambino è il tipo dell’uomo sprovveduto, il volto di Cristo. Chi accoglie un bambino accoglie Cristo. Ecco perché Cristo è in mezzo a noi sprovveduto. Imporre per forza la sua “Sapienza” sarebbe contrario alla sua sapienza. Lui è chiamata, invito, non pressione. Non usa legioni di angeli per difendersi.

Il giusto è messo a morte. Così Gesù è offerto “nelle mani degli uomini”. Questo genere di contestazione di tutta la volontà di potenza e di tutta la violenza è intollerabile. La violenza certamente chiama la violenza; ma la condanna non violenta della violenza debilita la violenza stessa.

Soltanto il sangue sparso di Cristo grida più forte del sangue di Abele: noi abbiamo sempre davanti agli occhi la Croce di Cristo, questa Croce ci dice che noi passiamo il nostro tempo ad uccidere il giusto, ad immolare la giustizia, a spengere la luce che manifesta al grande giorno che le nostre opere (personali, nazionali, internazionali )sono cattive perché contrassegnate dalla concupiscenza. Quadro sobrio ma che non fa disperare. “Dopo tre giorni risusciterà”: ed emergerà il male che è nell’uomo.

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