La legge del cristiano

XXII Domenica del T.O.

La legge del cristiano

Nel vangelo di oggi si pongono due questioni: la tradizione che soppianta i comandamenti e cosa sporca veramente l’uomo; in una parola cos’è peccato.

Nella prima lettura ci vengono presentate “le leggi e le norme” e non soltanto il decalogo ma le prescrizioni legali compresa quella di lavarsi le mani prima di mangiare, che Gesù chiama “le tradizioni degli antichi”. Il Deuteronomio lega queste prescrizioni con la comunione con Dio. Queste prescrizioni legali avevano come scopo di legare la fede e il culto ai dettagli della vita. Tutto è religioso per Israele. Questo non è superato. La nostra fede, speranza e amore si giocano in tutte le cose. Tutto è inserito nell’”Alleanza con Dio”. Perché Gesù critica le Tradizioni?

Tutta l’esistenza è vissuta da Israele come una liturgia. Ogni liturgia ha le sue regole, le sue rubriche. Ora lo spirito può fissarsi sul rito stesso più che su Dio, sulla fede e l’amore che i riti devono incarnare. Davanti ai nostri occhi abbiamo dei riti che “sono le tradizioni degli antichi” e non Dio stesso e in questi stessi riti si trova spesso un alibi e una sicurezza. Anche i sacramenti non sfuggono a questa degradazione. Gesù mette in relazione il comandamento che viene da Dio e i gesti inventati dagli uomini per rendere culto a Dio. La vera religione è accogliere la Parola che viene da Dio.

“Accogliete la Parola di Dio che è stata seminata in voi e che può salvare le vostre anime”. La Parola viene seminata nel cuore, ecco perché il cuore, il terreno in cui Dio semina la Parola è l’origine del giudizio per fare le nostre scelte. E’ nel cuore che parla Dio. Lì abita IL Suo Spirito che “ci suggerisce tutto quello che dobbiamo fare”.

San Tommaso dice che ci sono ancora molti cristiani dell’Antico testamento, cioè che pensano di essere giustificati dalla legge, pensano che osservando materialmente la legge facciano la volontà di Dio. Sarebbe troppo facile e deresponsabilizzante. Molte volte mi è stata rivolta la domanda “Padre se faccio questo è peccato? Peccato veniale o mortale? “ “Scusi , io non sono un carabiniere che fa la contravvenzione. Interroghi la sua coscienza e se lo faccia dire da Dio stesso che è lì per dialogare con Lei.

Ho dovuto anche correggere un mio confratello che in televisione e in un consesso di persone responsabili (o meno) ha addirittura affermato che non pagare le tasse allo stato è peccato. “No! Non pagare le tasse è sicuramente reato ma non sempre peccato perché i peccati si fanno con la coscienza non con le leggi.” Allora si può non pagare le tasse? Certamente se non ne hai la possibilità o devi scegliere tra pagare le tasse o licenziare i dipendenti devi fartelo dire dalla tua coscienza. Quando arriveremo al giudizio di Dio che legge le coscienze non ci interrogherà se conosciamo la morale cattolica ma se abbiamo agito secondo coscienza, ci guarderà il cuore.

Gli uomini guardano l’apparenza ma Dio guarda il cuore. Il campo di lavoro della chiesa e di tutti gli operai del regno di Cristo è il cuore dell’uomo. Solo cambiando il cuore dell’uomo si cambia il mondo e si fa da selvaggio umano e da umano cristiano.

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