La strada del Regno

XXVI Domenica del T.O.

La strada del Regno

Siamo su una strada , quella del Regno. Non è una strada facoltativa, una specie di ricompensa per i meritevoli: è il compimento della Creazione. Siamo coinvolti psichicamente. Mentalmente e spiritualmente. Tutto il nostro essere, anche se noi non ne prendiamo sempre coscienza, tende a questo termine. Non esistiamo che per questo. Questo regno è l’amore, l’immagine e la somiglianza di Dio che ci attira.

Questa attrazione fin dall’inizio non è altro che la creazione. Non confondiamoci le idee con il fine naturale e il fine soprannaturale, nozioni che giocano un ruolo in un altro contesto. Il nostro fine è Dio. “Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finchè non riposa in te” dice per tutti Sant’Agostino.

Una strada piena di ostacoli. L’attrazione di Dio non è di tipo fisico. Si tratta di far sorgere delle libertà, questa attrazione è una chiamata: è liberamente che noi diciamo “eccomi”. In questo cammino verso il regno le deficienze e l’abuso della nostra libertà si scontrano con la libertà degli altri. E’ insieme che camminiamo verso il nostro essere definitivo. Possiamo essere di aiuto o di ostacolo gli uni agli altri verso il cammino definitivo. E’ di questo che ci parla Gesù nella seconda parte del nostro vangelo. L’ostacolo è ciò che blocca il cammino. “Scandalo” dice il testo originale, cioè la pietra che fa inciampare colui che cammina. Non dimentichiamo che ciò che è in gioco è la stessa traiettoria della vita.

Una chirurgia radicale. L’ostacolo è tanto più efficace quanto è vicino, fa parte della nostra vita. Da questo le metafore della mano, del piede e dell’occhio, Gesù vuol farci capire che niente deve essere preferito al Regno perché si tratta della riuscita della nostra creazione. “Colui che vuol salvate la propria vita la perderà”, “Che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo se poi perde la sua vita?”,  “Il corpo è più del vestito”. Separarci da ciò che vieta la marcia verso la meta è percepito come una mutilazione, come la perdita di qualcosa di prezioso. Questo non sarà possibile se non siamo dominati da un desiderio che domina tutto il resto: il desiderio di questo regno. Cosa cerchiamo nella vita? Cosa vogliamo realmente? Ecco la questione. Oppure: cos’è che da senso alla nostra vita?.

Chiediamoci dove sono gli ostacoli che ci fanno cadere e  soprattutto come possiamo essere di ostacolo gli uni per gli altri? Ci risponde Giacomo nella seconda lettura riassumendo una delle grandi lezioni del Vangelo: è il desiderio della ricchezza che uccide il desiderio del Regno. Situazione tragica: crediamo di valere per quel che possediamo, che sia denaro, intelligenza, bellezza, prestigio. Sbagliamo su ciò che può far vivere in verità. E di un colpo ci sfruttiamo mutualmente. Sfruttare qualcuno è cadere se stesso sulla strada e far cadere anche gli altri perché è impegnarlo sulla falsa pista del possedere. Noi siamo davanti alla scelta: amare o dominare. E questa scelta corrisponde a due immagini di Dio: il Dio dominatore e il Dio Amore.

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