Le porte del paradiso

XXI Domenica del T.O.

Le porte del paradiso

In paradiso non c’è numero chiuso. Gesù è andato a prepararci un posto, quindi ciascuno ha il suo posto segnato, però l’ingresso è impegnativo, non per la folla ma per le esigenze dell’entrare.
La condizione per entrare è la Grazia, l’abito nuziale , direbbe Gesù, che è stata conquistata per noi con la morte e la resurrezione del Figlio di Dio, quindi una grazia “a caro prezzo”. Ogni uomo è salvo, ma deve accogliere questa salvezza che non si è dato da sé, ma che riceve accogliendo le condizioni per essere salvato: l’amore di Dio e del prossimo”.

All’ingresso del Paradiso non sono ammesse scuse e non sono accettate raccomandazioni. Non contano le conoscenze:  “abbiamo mangiato e bevuto alla tua presenza… c’eravamo quando insegnavi nelle nostre piazze”. Tradotto potremmo dire: conosco il tal prete, vescovo e cardinale, addirittura il Papa e ho studiato teologia. E’ terribile la risposta: “non so di dove siete, allontanatevi da me, voi, operatori di iniquità”.
La carta di ammissione sarà semplicissima: la situazione personale di amore di Dio e del prossimo.
Fermiamoci un momento a contemplare le porte del Paradiso in cui si danno appuntamento tutti gli uomini della terra, di ogni popolo, nazione, lingua e religione. Ci saremo noi che abbiamo conosciuto il nostro Salvatore Gesù Cristo, ma ci saranno tutti i figli di Abramo che, avendo vissuto rettamente secondo coscienza faranno la
grande scoperta del loro Salvatore. Ci saranno i fratelli dell’Islam che hanno vissuto secondo la loro legge in rettitudine di coscienza, ci saranno tutti gli onesti ricercatori della verità, ma che non erano arrivati alla pienezza che è Cristo. Ci saranno coloro che non hanno creduto in Dio e che si dovranno ricredere, perché avendolo cercato onestamente riceveranno il premio di trovarlo allora. Tutti hanno cercato onestamente Dio: sia chi lo ha trovato e lo ha amato senza rinnegarlo o tradirlo; sia tutti coloro che hanno amato i fratelli, (di cui nessuno poteva negare l’esistenza) e li hanno amati con sincerità di cuore.
Gesù, oggi, parlando del Paradiso ci ricorda la meta di tutti, nessuno escluso e ci richiama il dovere di misurarci sempre sul fine a cui dobbiamo tendere. Il vero fallimento della vita sarebbe non raggiungere quel posto che Gesù ha preparato per noi. San Bernardo prima di ogni azione si chiedeva “cosa vale per il Paradiso”, ed è il giusto criterio per misurare il peso specifico di ogni azione.
Per la misericordia di Dio, il Paradiso è per tutti, Dio ci ha salvati tutti, ma per la sua Giustizia, che si coniuga con la misericordia, le porte del Paradiso sono strette e si aprono soltanto per coloro che hanno risposto positivamente all’amore di Dio.
Per chi non entra c’è soltanto un’alternativa, quella scelta durante la sua vita: la mancanza assoluta di Dio per sempre, che si identifica appunto con l’inferno. In ultima analisi siamo noi che apriamo o chiudiamo le porte del nostro Paradiso, scegliendo Dio o rinnegandoLo e non amando i fratelli. Ogni momento scegliamo o l’uno o l’altro. E’ proprio ciò che ci insegnano i santi come San Filippo Neri che aveva in ogni momento presente il Paradiso e orientava i suoi ragazzi a misurarsi su di esso.

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