Rivèstiti di luce!

Epifania 2022

Rivèstiti di luce!

A tutta la Chiesa, a me, a te, a noi che mandiamo la nostra vita al ritmo di una marcia funebre, Dio rivolge questa Parola: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te”. Di che cosa brilla Gerusalemme, io, la Chiesa? Non di luce propria, ma della gloria del Signore, del Signore stesso.

Questa luce è l’unica che brilla nel mondo, che attira, che segna il cammino di tutti i popoli. La luce è il Vangelo, che è incarnato nella vita dei credenti e che ci rende luminosi per fare strada ai popoli che “brancolano nelle tenebre e nell’ombra della morte”.

La seconda lettura ci dice: la luce che risplende è la rivelazione del mistero nascosto nei secoli, al quale ogni uomo (non soltanto gli ebrei!), è chiamato in Cristo Gesù per partecipare alla stessa eredità, per formare lo stesso corpo e per essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo. Il mistero di cui parla San Paolo è il mistero che i pagani sono chiamati alla salvezza. Il fatto rappresenta una svolta decisiva nella storia dell’umanità per cui Dio, dopo aver scelto un popolo particolare, ammette le genti, che prima sembravano essere escluse, a costituire una cosa sola con questo popolo.

In una parola, siamo invitati a guardarci intorno e non considerare gli uomini una massa informe e disperata, ma “la messe molta” che attende soltanto operai che annuncino il Vangelo della salvezza e che rivelino ad ogni uomo che è partecipe del grande disegno della salvezza di Dio.

Il Vangelo ci dà una conferma di tutto questo, anche se in modo singolare, per mezzo di stranieri che vengono dalle terre d’Oriente, dalla Caldea, dalla Persia, dalle terre in cui Israele era stato deportato, dalle terre da cui Ezechiele aveva visto ritornare la gloria di Dio nel tempio.

Mentre i Magi vengono esultanti, guidati dalla stella, il re usurpatore si altera e medita il modo per riuscire a conservare il suo trono, che pensa insidiato da Colui che sta per venire. Interroga i sapienti del suo popolo, che gli confermano la profezia. E qui comincia la dialettica tra la conferma della profezia localizzata e l’operazione dei Magi, la loro adorazione e l’illuminazione che ricevono di prendere un’altra strada per tornare a casa. Tutto manifesta il terribile capovolgimento: si manifestano le vie di Dio, così diverse da quelle degli uomini.

La riflessione sul mistero dell’Epifania è immensa. Ci limiteremo a due elementi: la stella ed Erode.

Tutta la liturgia dell’Epifania è centrata sulla stella che conduce a Cristo. Questo non ci dispensa dall’attenzione di coloro che sono stati la nostra stella che ci ha condotto a Lui. Sono tutti coloro che dal giorno del nostro battesimo ci hanno illuminato la strada fino alla nostra Betlemme, in cui abbiamo incontrato il Signore e quante sono ancora la stelle che ci illuminano verso di Lui.  Ma allo stesso tempo ci richiama anche il dovere di essere noi stessi stella che conduce a Lui. Tutto il compito della Chiesa è qui. Questa è la ragione di essere di ogni cristiano: condurre a Cristo.

L’incontro con Cristo è sempre sconvolgente. L’Erode che è in noi resiste e non vuol cedere il trono a colui che viene. La nostra più pericolosa illusione è che Gesù voglia sedersi sui troni che ci siamo costruiti. Nell’inno dei vespri dell’Epifania la Chiesa lo canta chiaramente: “Non eripit mortalia qui regna dat coelestia”, non prende i regni del mondo chi dà il Regno celeste.

Celebrando l’Eucarestia dell’Epifania siamo invitati a dare l’adesione al piano di Dio per la salvezza di tutti gli uomini con l’accoglienza piena di amore appassionato di tutti coloro che sono stati chiamati alla salvezza attraverso di noi battezzati, uditori della Parola che celebriamo i santi misteri.

Non soltanto noi, ma tutti gli uomini sono salvati: è una scossa terribile, una scossa salvifica per gli altri e per noi, se oggi la viviamo nell’umiltà e nell’amore.

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