Signore da chi andremo?

XXI Domenica del T.O.

Signore da chi andremo?

Ciò che Gesù dice realizza il programma della Parola descritto nella lettera agli Ebrei: “La parola di Dio è viva ed efficace. Più affilata di una spada a doppio taglio, essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla e discerne i sentimenti e i pensieri dei cuori” (4,12). Separa la fede dalla non fede. Anche gli uditori si separano: “Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono. Gesù infatti sapeva fin da principio chi era colui che lo avrebbe tradito” (Gv 6,64).

“Questa parola è dura chi può ascoltarla?”: molti dei suoi discepoli, dinanzi all’esigenza della sua sequela, si tirano indietro. Non se la sentono di essere coinvolti nella stessa storia personale di Gesù. Ora che Gesù ha fatto vedere la sua strada per la regalità, si tirano indietro e si scandalizzano di Lui. Gesù con la sua Parola chiarissima, per il riferimento all’Agnello sgozzato la notte di Pasqua, diventa un inciampo. Ecco lo scandalo che fa cadere coloro che non sono disposti a passare dal meraviglioso della religione alla decisione della fede. Infatti la religione può essere abitata dai miracoli, ma la fede soltanto dalla Croce.

Gesù non trattiene i Dodici, ma apre loro la porta: “Volete andarvene anche voi?”. E qui viene quella che passa per una meravigliosa confessione di fede.  Sì, però Pietro si pronuncia sull’origine di Gesù, ma non dice niente sul fatto di “mangiare la sua carne e bere il suo sangue”. La sua affermazione è sulla stessa linea della professione di fede a Cesarea di Filippo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Si ferma sulla prima parte della fede, ma non dice niente sul secondo: donare la carne e il sangue. La morte. Anzi si fa avanti con una parola imprudente: “Noi abbiamo creduto e riconosciuto...”. Ha ragione, ma parla come se il movimento che lo ha portato verso il Cristo avesse la sua origine nel discepolo stesso. Ha capito male, perché Gesù per tre volte ha detto che ciò che porta verso di Lui è l’attrattiva esercitata dal Padre. E Gesù ricorda che il movimento è venuto da Lui, dunque da Dio: “Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici?”

Che cosa significa esattamente “mangiare la carne e bere il sangue”? La risposta immediata è partecipare alla Messa e fare la Comunione . Ma questo cosa significa?

Prendere il corpo e il sangue di Cristo significa riconoscere che noi abbiamo partecipato a distruggere quella carne e a spargere quel sangue. Mangiare un alimento è distruggerlo, consumarlo.

E’ come se dicesse: “Voi l’avete distrutto, ora mangiatelo”. Ci invita a guardare in faccia ciò che abbiamo fatto. Equivale a: “ Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” (Gv19). Guardatelo, non distogliete gli occhi dal delitto, che è già diventato salvezza.

Mangiare la carne e bere il sangue è anche riconoscere che la vita dell’uomo è la vita di Dio, che Dio ci fa esistere comunicandoci la sua propria “sostanza” facendoci partecipare di Lui.

Mangiare la sua carne e bere il suo sangue significa accettare di entrare nella logica del dono della carne e del sangue, del dono della propria vita. “Ciò che io ho fatto, fatelo anche voi”, “Fate questo in memoria di me”.

Questi tre aspetti sono uniti: la nostra creazione ad immagine di Dio consiste nel ricopiare l’amore che ci fa esistere; dunque far esistere i nostri fratelli col dono di noi stessi.  E questo dono, come la creazione, deve eliminare il peccato che consiste nel tentare di costruire noi stessi sulla morte degli altri (utilizzandoli, asservendoli, ecc.). Tentativo destinato a fallire, perché esistere è farci ad immagine di Dio come ci è rivelata dal gesto di Cristo.

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