Tutto è messe

XIV Domenica del T.O.

Tutto è messe

Gesù si fa precedere dai discepoli dove stava per recarsi e dà loro delle indicazioni precise, le stesse che dà a noi.

La prima cosa che colpisce è che coloro a cui sono mandati non è il mondo, tra l’altro alcuni non li accoglieranno, ma sono messe, quindi terreno da coltivare perché produca frutto. Gesù sa di mandare i suoi in un mondo già salvato, in cui agisce già la sua grazia: la “Gratia Christi”, una messe già anticipatamente redenta dalla sua Croce e che ha infinitamente amato. I discepoli andranno soltanto a raccontare questa verità: “Sta per venire il vostro Salvatore, il vostro Redentore, Cristo Signore”; “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio come Salvatore”.

È la prima lezione che Gesù dà ad ogni evangelizzatore: “Vai in un campo che è già mio, un campo già salvato, un campo già redento, deve soltanto saperlo per lodare e ringraziare il suo Salvatore. Per il cristiano non ci sono guerre da fare contro dei nemici, né errori da confutare, ma “persone che vivono nelle tenebre” che devono essere illuminate.

Con questa visione ottimistica del campo di lavoro, l’evangelizzatore va, contando soltanto sul Signore che è tutto per Lui, è il vestito, il nutrimento, la casa e il premio. L’evangelizzatore conta su Dio e su Dio solo. Ha la certezza che troverà difficoltà da ogni parte come “un agnello in mezzo ai lupi”, ma non per questo si deve armare, anzi non deve portare niente con sé “né borsa, né bisaccia , né sandali e senza farsi amici lungo la strada”, ovviamente per non correre rischi.

L’evangelizzatore non porta niente con sé, porta solo Dio. “In qualunque casa entriate prima dite: Pace a questa casa. Se vi accoglieranno, bene, altrimenti andate in un’altra casa scuotendo la polvere dai vostri piedi”.

Chi possiede Dio non manca di nulla; è questa la ragione della pace che caratterizza anche chi viene cacciato o non accolto. La pace che l’evangelizzatore porta nel cuore è  la Presenza del donatore della pace. Come non pensare a questo punto alle guerre di religione, anche tra confessioni cristiane: fratelli che anziché portare, offrire la pace hanno portato la violenza volendo imporre la loro idea con la forza. Non è facile rimanere nella dinamica e nello stile evangelico come agnelli in un mondo di lupi talvolta travestiti da agnelli: è soltanto la fede di essere inviati da Dio e rivestiti della sua potenza che fa lo stile dell’evangelizzatore.

Ovviamente la missione degli apostoli non incontrò soltanto difficoltà, ma anche successo. Ebbero perfino la gioia di vedere loro sottomessi i demoni e l’approvazione di Gesù stesso che vedeva satana cadere dal cielo. Riuscirono anche a fare i primi miracoli, camminare sui serpenti e gli scorpioni. Era quindi immaginabile la gioia dei primi risultati pastorali. Gesù non concede nulla neppure su questo punto, neppure che “i demoni si sottomettono a voi”. Le gioie che contano sono soltanto quelle spirituali, che cioè “i vostri nomi sono scritti nei cieli”. Tutto questo è stato confermato dalla vita dei grandi evangelizzatori: missionari poverissimi che hanno affrontato la grande “messe”, trasformandola da selva in giardino di Dio. Unicamente forniti di fede e di speranza sono stati testimoni della Presenza di Dio che li aveva mandati. Tra i tanti doni che Dio mi ha fatto c’è stato anche un sacerdote che aveva vissuto una vita che potrei definire una vera parabola evangelica, l’incarnazione della Parola che abbiamo ascoltato. Superati ormai i novanta anni, viveva solo di preghiera “in attesa della sua venuta”. Andai a trovarlo. Avevo ventotto anni e gli chiesi  un consiglio per la vita e lui, guardandomi con i suoi occhi luminosi, mi disse, stringendomi le mani: “Dio solo, Dio solo”. Aggiunsi: “Se tornasse alla mia età cosa farebbe?”. Disse di scatto: “Andrei a farmi trappista o certosino, per stare solo con Dio e pregare soltanto, perché con la preghiera si ottiene tutto. Dio solo, Dio solo”. Era lo stile che ho ritrovato in Don Divo Barsotti: “Cerco solo Dio”. Hanno evangelizzato un gran numero di persone in cui hanno soltanto visto la “messe” del Signore.

Copyright © 2022 giuseppemani.it - Powered by NOVA OPERA