L’unica legge

XXX Domenica del T.O.

L’unica legge

“Tu amerai il Signore tuo Dio”. Tutto ciò che di legislazione si trova nella Bibbia è lo sviluppo di questo primo comandamento. L’insieme delle leggi e delle prescrizioni, “il codice dell’Alleanza” dicono le condizioni per restare nell’Alleanza con Dio. Ma il primo comandamento è preceduto da qualcosa- Tutti i testi dell’Alleanza cominciano con un “prologo storico” del tipo “Io, il Signore che ti ho fatto uscire dalla schiavitù dell’Egitto”. Questo significa che il primo passo della fede non è di amare Dio ma di “riconoscersi amati da Dio”.

E per noi è importante non perdere di vista quest’ordine, questa “gerarchia”: L’amore di Dio per noi, in seguito il nostro amore come risposta e infine la messa in opera di questo amore per Dio attraverso tutte le relazioni con i nostri fratelli. Se si turba questo’ordine, l’amore diventa falso e si cerca di salvar tutto col moralismo, un moralismo che pur essendo un moralismo dell’amore non ha niente di meglio del moralismo.

Il più grande comandamento. La risposta di Gesù alla questione posta dai farisei ci fa pensare. Gli viene chiesto di designare un comandamento come il più grande. Gesù risponde citando non un comandamento ma due dichiarando che sono simili. Gli vien chiesto di classificare i comandamenti attraverso un ordine di importanza. La sua risposta non classifica anche se parla di “primo” e di “secondo”, ma riconduce tutto all’unità. Tutta la Scrittura commenta i due comandamenti dell’amore e questi due comandamenti sono “simili”. L’amore di Dio non può essere vissuto direttamente: si vive attraverso l’amore del prossimo (Vedere i testi Mt 25,31 e altri testi). Certamente abbiamo delle relazioni dirette con Dio: la vita di fede comporta la preghiera. Ma se si ammette che il vertice della preghiera è l’Eucarestia si deve costatare che la preghiera ha per effetto di fare di noi un solo corpo e se vogliamo entrare nella vita di un solo corpo siamo rimandati al cammino del perdono, della pace , dell’accoglienza. Questo è rendere culto a Dio perché solo così diventiamo immagine di ciò che Egli è.

Come amare? Da notare che Gesù non cita che dei comandamenti positivi della legge, quelli che ci dicono di amare. Tutti gli altri sono negativi (escludendo quello del sabato che fa da cerniera e quello dei genitori che è una spiegazione del secondo). In altri termini ci dice di amare ma non ci dice come farlo a partire da quei limiti che non appartengono sicuramente all’amore.
Allora come amare?
Il testo dice “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Tutto parte da noi stessi, dal nostro desiderio di vivere, di “portar frutto”. Questo è amare noi stessi. Qui scopriamo l’unità: amare Dio è amare il prossimo, facendo attenzione, amare il prossimo come noi stessi è finalmente amare noi stessi come essere, situarci nella verità in mezzo agli altri, vivere è comunicare, portar frutto, generare qualchosa di nuovo nell’altro. Tutto questo è amare Dio. In fin dei conti non ci dice come amare altrimenti non saremmo più liberi. A noi inventare riferendoci al nostro proprio desiderio.

Lo straniero.
Se vogliamo sapere cosa dice la Scrittura dell’atteggiamento da tenere verso l’immigrato basta leggere la prima lettura e confrontarla con tutti i testi paralleli della Bibbia. Lo straniero è il “meno prossimo” di tutti e se non ci rendiamo prossimi della persona (non siamo prossimo che di coloro che lo sono di già).
Ci si chiede come oggi certe persone possano considerarsi cristiane aderendo alle varie forme di razzismo che dividono le nostre società. Siamo tutti degli stranieri. Stranieri a Dio soprattutto. Egli ci ha avvicinati a Lui. Come? Facendoci prossimo gli uni degli altri.

 

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