La gioia

III Domenica di Avvento

La gioia

Il tema principale della liturgia di oggi, soprattutto delle prime due letture è la gioia. C'è molto da camminare per scoprire che il messaggio cristiano è una Buona Novella e che l'ambiente normale della nostra vita e della nostra fede è la gioia di un essere che si sente liberato. Si è talmente insistito sulle "esigenze" che si è perso di vista che tutta la condotta cristiana non è che la conseguenza di una scoperta fondamentale: noi siamo amati e Dio è con noi. Se un uomo non ama la sua sposa è inutile imporgli dei gesti di amore. Se la ama questi gesti non hanno ragione di essere imposti: saranno spontanei. Così tutto il comportamento cristiano è "frutto" di un albero le cui radici sono l'incontro di Dio e dell'uomo. Questa è la prima cosa. Ed è là che nasce la gioia. Questa gioia dell'uomo che ha trovato il tesoro nel campo.

Il Signore è in te. La prima lettura a due riprese ci rivela la causa della gioia, la sua sorgente: "Dio è in te". Il Vangelo ci dice "Egli viene". Qui è utile ricordare il grande problema di Israele e il nostro: "Dio è con noi?", in noi, in mezzo a noi? Lungo la strada dell'Esodo, alle prese con le difficoltà della vita si era insinuato il dubbio: Dio, cioè a dire la potenza della vita, ciò che fa esistere il mondo, l'amore che anima gli esseri verso la loro pienezza, c'è veramente o è assente? C'è o ci lascia ai nostri problemi? Tutta la fede si gioca sulla risposta a questa domanda. La risposta della Bibbia è "Rallegrati, il Signore è con te!" Questa risposta trova la sua piena espressione in Cristo che è "Dio con noi". Paolo ci dice "Non preoccupatevi di nulla". Il discorso della montagna ci dice che il dubbio è il vizio fondamentale perché non riconosce Dio come Padre, dunque ignora ciò che Egli è. Il nuovo e l'antico. La prima e la terza lettura ci parlano della venuta di Dio come qualcosa di nuovo. Notiamo i verbi al futuro. Si è creata una nuova situazione. Da cui la gioia ma ecco il problema: Dio non era già venuto? C'è stato un momento in cui non abitava col suo popolo? Non era con loro durante la deportazione in Babilonia? E durante il tempo di fame e di sete durante l'esodo? Tutta la Scrittura ci dice che Dio era là. Il Vangelo di Giovanni comincia "In principio era il Verbo ..... Tutto ciò che vive, vive in Lui". Dunque la nuova venuta di Dio non fa che rinnovare qualcosa che esisteva già da sempre. La gioia viene da questa manifestazione, da questa certezza nuova. "Dio era là e io non lo sapevo" (Genesi 28,16). Anche la venuta di Cristo manifesta una salvezza che si compie in Lui e per mezzo di Lui ma che salva gli uomini fin dall'inizio. Abramo è ciò che è perché il Cristo verrà e compirà la sua Pasqua. Sappiamo che Dio "era, è, e viene". Cosa dobbiamo fare? E' il problema degli ascoltatori di Giovanni. Tutte le consegne che egli dà ai suoi riportano all'amore, anche "contentatevi della vostra paga" che esclude il modo di arrotondare la somma. Avendo saputo e riconosciuto che Dio è amore l'uomo deve ricostruirsi ad immagine dell'amore. Questa non è una esigenza di tipo morale. E nella gioia della Buona Novella. Prima di essere una esigenza di amore il cristianesimo è la presa di coscienza di essere amati, la certezza di essere presi e avvolti dall'amore. Dio è il primo.

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