Mettere in pratica le proprie convinzioni

XXVI Domenica del T.O.

Mettere in pratica le proprie convinzioni

La parabola dei due figli raccontata ai “capi dei sacerdoti e agli anziani” ci ricorda la diatriba tra Gesù coloro che dicono senza mostrarne l’esempio “Fate ciò che dicono ma non fate ciò che fanno”. Una parola a cui non segue l’effetto è falsa. Il Cristo ha data la prova del suo amore dando la vita per tutti gli uomini e invita i suoi discepoli a verificare l’autenticità del loro discorso che è all’origine della loro credibilità.

Quanta modestia deve avere colui che deve richiamare l’ideale da cui lui stesso è tanto lontano. È importante allora che lui stesso si ritenga il primo uditore della Parola e non usare il termine “dovete” ma “dobbiamo con l’aiuto di Dio”. Questa educazione di Gesù alla serietà della Parola pronunciata è espressa dall’apprezzamento verso colui che non osa parlare ma si impegna a quattro mani ad operare.
Quanto questi uomini sono rispettati nella vita sociale! Possano i preti non essere come i capi dei sacerdoti di cui parla Gesù. Tutti sappiamo il male che hanno fattoi alla Chiesa i sacerdoti colpevoli di pedofilia, mentre la chiesa annuncia l’integrità della vita sessuale.

Così quando gli uomini accettano delle responsabilità nella vita pubblica, e i cristiani sanno quanto non sia indifferente per il Regno di Dio, devono ricordarsi di questa parabola. I discorsi politici sono talmente doppi e non rispettati per guadagnare l’elettorato che sono diventati sinonimo di discorso falso. Restaurare la dignità della vita politica comincia anche dall’autenticità dei discorsi, dalla fiducia suscitata da gesti di coraggio. Il comportamento vale più del discorso, dice la parabola. La chiamata ad agire non è indifferente dall’esemplarità con cui la persona mostra di agire con coscienza.
Com’è ricevuta la chiamata? Si può accogliere una lezione difficile ad ammettere: le prime chiamate non sono da solo, sembrano non riguardarci e invece ci riguardano. Negli impegni civili, nella collaborazione con coloro che si impegnano per una società più fraterna e che non avviene sempre con coloro che desidereremo. Gli interessi personali o di gruppo possono creare delle appartenenze.
E’ sugli atti che si giudica l’albero e il tesoro che uno ha nel cuore. Avere dei santi nella vita politica non è indifferente e neppure impossibile. La beatificazione di Robert Schuman avrà un buon effetto in questo senso per incoraggiare i cristiani su questo terreno. Il sindaco di Firenze, Giorgi La Pira , di cui è in corso il processo di beatificazione come per Don Luigi Sturzo sono modelli di come si può amministrare la vita pubblica restando fedeli al Vangelo. L’esemplarità della carità non deve restare soltanto a livello della compassione e dell’eroismo di una Madre Teresa di Calcutta per importante che essa sia, perché la lotta per la giustizia è anche una beatitudine del discorso della montagna. La stessa Madre Teresa si qualificava come colei che dava il bicchiere d’acqua non come colei che costruiva gli acquedotti ma era certa che ci volevano anche loro per dare il bicchiere d’acqua.
“Non è la condotta del Signore che non è giusta ma quella degli uomini” ci ricorda il profeta Ezechiele e il cristiano che ha il coraggio di rispondere alla chiamata del Signore nell’impegno politico ha anche interesse a meditare ciò che dice la seconda lettura di questa domenica: “ Non fate nulla per spirito di rivalità e per vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà consideri gli altri superiori a se stesso”. Ero giovane vescovo quando chiesi a Don Giuseppe Dossetti se era il caso di fare nella mia zona una scuola di politica, come andava di moda in quel tempo. “Non so risponderti” mi disse . Alla mia insistenza, dopo un po’ di riflessione aggiunse: “Se vuoi farla ,alla prima lezione digli che la politica è il luogo in cui più di ogni altri si nasconde la vanagloria e aggiungi che la vanagloria per il cristiano è peccato”. E’ impegnativa la carità politica ma indispensabile perché si sviluppi insensibilmente ma fortemente la città di Dio.

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