Dieci giorni nel Cenacolo

Dieci giorni nel Cenacolo

I giorni che stiamo vivendo sono molto importanti, sono quelli che separano l’Ascensione di Gesù al cielo dalla discesa dello Spirito Santo, la Pentecoste.

“Dopo l’Ascensione di Gesù , gli apostoli ritornarono a Gerusalemme. Entrati nella città salirono al piano superiore, dove abitavano ed erano tutti assidui e concordi nella preghiera. Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”. (Atti 1) Si pensa quindi che gli apostoili abbiano trascorso questi dieci giorni pressochè tutti nel Cenacolo in attesa degli eventi.
Anche noi abbiamo l’occasione di stare nei nostri cenacoli forse per gli ultimi giorni, speriamo, costretti da questa pandemia ed è una occasione unica che ci viene offerta per viverli in preparazione a quello che verrà. Dieci giorni da vivere più attivamente degli altri cercando di ritrovare noi stessi e il senso della vita. Riscoprire la vacuità di una vita senza amore ma anche la perversione di un sistema amministrativo dispotico che per forza maggiore(?) ha calpestato diritti di persone malate e morenti privandole dei più elementare accompagnamento spirituale e umano. Nel Levitico è prescritta la legge del giubileo ogni cinquanta anni “Ogniuno tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia” (Lv 25,10). Siamo stati obbligati a riprendere coscienza delle nostre cose, del nostro modo di vivere, i nostri presupposti ideologici, la nostra arrogante pretesa di dominare il mondo.
Cos’è cambiato nella ia vita? Cosa ci sarà dopo? Non sono un profeta ma soltanto un vescovo che cogliendo questa occasione in cui siamo stati brutalmente fermati e chiusi in casa ripopongo le fondamentali scelte della Bibbia: “Siete davanti a due vie: la vita o la morte. Scegliete dunque la vita!”. Il mio compito è quello di trasmettere la speranza e allora scegliamo la speranza, sicuri che Lo Spirito Santo continuerà a venire su di noi come avvenne nella prima Pentecoste per farci riprendere la vita co maggior entusiasmo e generosità, purificati e liberati dalla Croce di questi giorni.
Ritorneremo nelle nostre Chiesa desiderosi di celebrare l’ Eucarestia dopo questi mesi di digiuno, incontreremo gli amici che con abbracceremo con le mani ma avvolgeremo col cuore e riprenderemo il nostro lavoro con la gioia di chi riconosce in esso un gran dono di Dio. Abbiamo scoperto un modo nuovo di comunicare ma riscopriremo che siamo fatti per vivere insieme non per vederci o sentirci da lontano.
Per riscegliere la vita e ricominciare abbiamo bisogno ello Spirito Santo che il Signore non fa mancare a tutti quelli che glielo chiedono.

La fede in tempo di pandemia

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