In ginocchio o in piedi?

In ginocchio o in piedi?

Sono rimasto stupito dinanzi all’atteggiamento in uso in America di mettersi in ginocchio per protestare pacificamente contro il razzismo. Anche nel parlamento italiano hanno fatto la stessa cosa e la Boldrini ha avuto la sua parte.

Strana forma di protesta. Finora ci si inginocchiava soltanto davanti a Dio e i nostri fratelli della prima ora preferivano il martirio ad inginocchiarsi davanti alla statua dell’imperatore e bruciare davanti a lui un pugno di incenso. L’uomo è talmente grande che non deve inginocchiarsi dinanzi a nessuno, se non dinanzi a Dio. Se desidera un diritto che gli spetta non lo chiede, ma lo esige, lo conquista e l’atteggiamento non è quello di genuflettersi dinanzi al padrone, all’usurpatore, ma quello di ergersi in piedi e conquistare ciò che è suo. Inginocchiarsi significa sudditanza e quindi schiavitù. Per questo ci si deve inginocchiare solo davanti a Dio, perché è l’unico che non schiavizza l’uomo, ma, anzi, lo fa regnare insieme con Lui. “Servire Dio è regnare”. Non riesco a vedere Martin Luther King o Gandhi in ginocchio per fare la loro rivoluzione pacifica. Una cosa è la preghiera, che si esprime in ginocchio e una cosa è la giusta richiesta, che deve essere fatta in piedi.
Ritengo molto pericoloso vedere le forze dell’ordine in ginocchio dinanzi ai dimostranti. Se non condividono l’ordine che hanno ricevuto devono fare l’obiezione di coscienza e non obbedire agli ordini. Far mancare, a chi esercita l’autorità, la forza per difendere un’ingiustizia significa collaborare alla realizzazione della giustizia. Con tutto il rispetto per le scelte personali dei poliziotti, mi sembra che mettersi in ginocchio esprima un pacifismo a buon mercato, non collaborare alla pace che si fonda sulla giustizia!
E’ triste vedere come ancor oggi, condannando la dittatura e il razzismo, non si abbia attenzione per le minoranze etniche e si considerino solo le minoranze economiche e questo sia a livello di Parlamento che a livello dei vari stati sociali. Ho visto da chi saranno composti gli “stati generali” che si apprestano a fare, quasi non bastasse il Parlamento per avere il polso della situazione. Sarebbe meglio chiamarli “Stati particolari” di cosiddetti esperti che se la cantano, se la suonano, si ascoltano e si applaudiscono. Auspicherei stati generali formati da persone tirate a sorte da ogni stato sociale: handicappati, barboni, disoccupati, operai, studenti, docenti dei vari livelli, coniugi separati, professionisti di ogni categoria, preti, religiosi, artisti, imprenditori, qualche deputato e senatore. Un quadro della società che rappresenterebbe le reali esigenze e le attese. Ma siccome si ha paura del reale, allora ci si ripara nel teorico.
Speriamo di non vedere più in Parlamento persone in ginocchio, per manifestare sintonia con quelli che lo hanno fatto in America, ma persone che sanno stare in piedi. Sapranno stare in piedi se si sono inginocchiati prima davanti a Dio, che dà la forza e il coraggio di difendere i diritti di chi ne ha diritto.
Nell’epistolario di Alcide De Gasperi c’è una lettera scritta dallo statista all’Arcivescovo di Trento in cui chiede che nei seminari non si insegni ai futuri preti soltanto a stare in ginocchio, ma anche a stare in piedi. Dio, i diritti agli uomini, li ha già dati facendoci suoi figli, ora tocca a noi difenderci da chi gli usurpa e allearci con i fratelli, perché nessuno subisca ingiustizie.

 

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