Don Paolo Cardinale

Che impressione fa sentire che un suo alunno è diventato Cardinale?

Ovviamente bella anche se non mi meraviglia più di tanto avendo sperimentato più volte la stessa gioia. Tra i miei alunni, quasi cinquecento in venti anni di superiore al Seminario Romano, trentadue sono vescovi e tre cardinali. Ottimi, anche se non assolutamente i migliori. Gli altri stanno servendo la Chiesa in maniera eminente, anche vestiti di nero.

Quando al Cardinale Dalla Costa comunicarono che era stato fatto cardinale si trovava in visita pastorale e commentò: “Ci vogliono anche i cardinali e qualcuno deve farlo!”. E continuò la visita nella parrocchia. Proprio così: qualcuno deve fare anche il cardinale e sono felice che lo faccia don Paolo, carissimo alunno del seminario Romano quando sono stato Rettore. Doppiamente felice perché lo mandò in Seminario un mio figlio carissimo, don Luciano, suo vice parroco per cui potrei dire che si tratta di un mio nipote spirituale e non posso negare che in seminario più di una volta, sempre a fin di bene, si approfittava di essere nipote del Rettore.

Se avesse saputo che sarebbe diventato cardinale avrebbe fatto qualcosa in più per lui?

Proprio no. Ad ogni seminarista si dava il meglio che la Chiesa potesse offrire: una profonda vita spirituale con una vera educazione alla preghiera, la preparazione culturale nelle migliori università romane, l’esercizio quotidiano di una vita austera e povera, fatta di disciplina e di lavoro come esperienza della più autentica povertà, perché i poveri son coloro che vivono del proprio lavoro e faticano molto per guadagnarsi il pane. Lo studio era il lavoro quotidiano e non erano ammessi sconti perché “a Gesù piacevano più i dieci che i sei e il Rettore di adeguava in tutto ai gusti di Gesù”.  Don Paolo, come i suoi amici, possiede un impianto teologico e culturale che sostiene una bella vita di fede tanto da potere essere maestro, come è richiesto ad un vescovo.

Come vede Don Paolo Cardinale?

Molto bene perché l’ho sempre trovato  eccellente in tutti i ministeri che gli sono stati affidati e sono stati di prima responsabilità: vice parroco in grandi parrocchie cittadine, all’EUR e al Quadraro; parroco di una delle parrocchie più impegnative di Roma, Torbellamonaca; direttore spirituale del Seminario Romano, dove anch’io sono stato per nove anni; parroco di una grande parrocchia della prima periferia; Vescovo ausiliare del settore sud di Roma e adesso Arcivescovo di Siena.

Quando giurerà di essere fedele “fino all’effusione del sangue” non aggiunge niente a quella che è stata la sua vita fino ad ora: un vero prete, fedele a Cristo, instancabile operaio del suo Regno e felice di servire i fratelli poveri e ricchi, preparati e ignoranti, barboni e Rom. Questa è la gioia più grande di un Rettore di seminario.

Quali sono gli auguri che fa ad un suo alunno che diventa cardinale?

Gli stessi che mandai a Don Matteo Zuppi, carissimo amico, quando toccò a lui:  “Caro don Matteo, entri in una categoria che in questi ultimi tempi non ha molto onorato la Chiesa. Sono sicuro che migliorerai la situazione. +don Giuseppe”. Lui mi rispose subito, da Cardinale: “Sei sempre lo stesso. Ti voglio bene. +don Matteo”.

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