La fede cattolica sull’Eucarestia

La fede cattolica sull’Eucarestia

La prossima festa del Corpus Domini è l’occasione giusta per chiarire alcune idee sull’Eucarestia. Su tutto si può discutere meno che sull’Eucarestia : è il cuore della Chiesa. l’Eucarestia è tutto.

In questo tempo in cui stoltamente è stata vietata l’Eucarestia comunitaria anche ad un piccolo numero di persone, si è assistito all’assurdo di alcune comunità contemplative, rimaste per tre mesi senza Messa, con la giustificazione della Comunione spirituale al fine di assolvere chi aveva proibito ai cristiani di accedere all’Eucarestia. Cosa di cui qualcuno dovrà rispondere alla storia.
Gesù ha inventato l’Eucarestia durante la Cena Pasquale quando disse: “Ogni volta che farete questo, fatelo in memoria di me”. Cosa intese fare? Cosa dovevamo fare in sua memoria? Chiediamoci cosa intese fare Lui quella sera in cui “avendo amato i suoi li amò sino alla fine”. Intendeva anticipare misticamente quello che fece il giorno dopo: “Per compiere la volontà del Padre, offrendosi liberamente alla sua passione stese la braccia sulla Croce e morendo distrusse la morte e proclamò la resurrezione”. Quindi tutte le volte che “mangiamo di questo pane e beviamo di questo calice annunciamo la morte del Signore, finche Egli venga”, ci dice san Paolo. Partecipare alla Messa significa salire il Calvario e partecipare alla morte di Gesù, essere lì come lo fu Maria sua madre e Giovanni e accogliere dal suo costato aperto sangue e acqua, sacramenti della Chiesa per la salvezza del mondo. Quando il sacerdote alza l’ostia e il calice, chiudo gli occhi, e posso immaginarmi, senza pericolo di illusione, di essere sul Calvario all’ora nona di quel primo Venerdì Santo, con la differenza che sul Calvario c’era soltanto Gesù, che si immolava, mentre nelle nostre messe insieme a Lui c’è tutta la chiesa che offre le sofferenze degli uomini. Unite alle sofferenze di Cristo, diventano di valore infinito per la salvezza del mondo. Questo è quanto avviene in ogni celebrazione dell’Eucarestia sia celebrata dal Papa, come da un semplice prete nel fondo di una prigione o nella sua camera di ospedale o, come avviene abitualmente, da un monaco certosino che vive “morto al mondo e nascosto con Cristo in Dio”. Ecco perché l’Eucarestia è tutto: “Tutta la creazione, tutto l’uomo, tutta la storia, tutta la grazia e la redenzione: tutto Dio, il Padre il Figlio e lo Spirito Santo; per Gesù, Dio e Uomo, nell’atto operante in noi, della sua morte di croce, della sua risurrezione e ascensione alla destra del Padre e del suo glorioso ritorno”.
Per questo chi ha capito nella fede cos’è l’Eucarestia non ha potuto accettare le limitazioni che sono state poste e tanto meno la giustificazione di sostituire la celebrazione con la trasmissione televisiva e la Comunione spirituale. Mi diceva una persona semplice ma con la fede dei poveri: “Proporre la comunione spirituale e vedere la messa per televisione è come dire ad un marito di accontentarsi della moglie in fotografia. Non è vero che l’esigenza dell’Eucarestia reale sia un eccesso di pietà che nasconde una fede non matura. Ha detto e dimostrato il teologo Von Balthasar che “la mistica cristiana è una mistica oggettiva”, cioè si fonda su fatti oggettivi: i sacramenti. Mai posso dire di essere unito realmente a Dio come dopo aver ricevuto la Comunione Eucaristica e di essere alla Presenza di Dio come quando sono in adorazione dell’Eucarestia. Tutta la tradizione cristiana cattolica è fermamente convinta di questo. Potremo dire che la nostra fede sta in tre parole: “Verbum caro factum est”, “Il Verbo si è fatto carne”. La Parola si è incarnata ed è diventata pane: “Io sono il Pane vivo disceso dal cielo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”. Questo celebriamo con la festa del Corpus Domini e le processioni eucaristiche di quel giorno sono la proclamazione pubblica del cuore della nostra fede.

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