La ripresa parte male se ci sarà.

La ripresa parte male se ci sarà.

Nella portineria dell’Istituto Don Bosco di Cinecittà fungevano da portinaie due anziane suore sulla novantina che ogni mattina accoglievano i settecento alunni dalla scuola materna alle classi del liceo. Le mamme che accompagnavano i più piccoli scambiavano anche qualche battuta con le suore.

“Dal modo con cui mi consegnano il bambino mi accorgo cosa è successo in casa la sera prima” e la suora non lasciava partire la mamma prima di averla fatta sfogare e tranquillizzare. Quando il problema era inquietante stabiliva un incontro col vescovo, a cui non mancavo mai, perché se mi chiamava la suora voleva dire che il problema era serio.

Un’altra immagine indimenticabile erano le mamme dell’estrema periferia di Roma (Torbellamonaca, Torreangela, Finocchio) che alle sette e anche prima affidavano i loro bambini alle suore dovendo andare a lavorare dall’altra parte della città per riprenderli a tarda serata, sicure dei propri figli affidati alle suore.

E ancora. Durante le visite pastorali ho sempre visitato tutte le classi delle scuole del mio territorio accolto con grande cordialità anzi desiderato. Tra le scuole materne delle suore e quelle dello stato c’era la differenza come tra una casa disabitata e quella di una bella famiglia. Le pareti delle prime erano spoglie e sporche ma soprattutto la differenza era di come veniva servito il pranzo: nelle statali, nei vassoietti di plastica come in aereo, dalle suore il pranzo era servito in piatti di diverso colore con le pietanze ben distinte. Sono le impressioni immediate che si hanno visitando le scuole ma sufficienti per far prendere coscienza della spaventosa perdita che si ha con la chiusura di un migliaio di queste scuole “Statali” ma non gestite dallo Stato per la gran parte da enti religiosi. Dietro a queste esperienze ci sono delle ragioni per difendere le scuole non affidate allo Stato.

Non sostenere la libertà dell’insegnamento è la peggiore forma di statalismo con cui può essere punita una comunità. Tanto è vero che tutte le forme di dittatura si sono per prima cosa interessate alla scuola per orientare la formazione dei giovani secondo i loro principi. Il primo diritto e dovere dei genitori è l’educazione dei figli e lo Stato ha il dovere di vigilare se questo dovere viene adempiuto. E’ la famiglia che da allo stato la delega dell’educazione dei propri figli come la famiglia la da alla Chiesa per educare alla fede e a fare il catechismo ai propri bambini. E’ un diritto inalienabile della famiglia e togliergli la possibilità della scelta della formazione dei propri figli è privare i genitori di un loro fondamentale diritto.

Le cose più preziose che uno stato deve tutelare sono la libertà e l’educazione dei giovani, le altre cose deve far si che non manchino come l’assistenza sanitaria, il lavoro, la difesa dei propri diritti e la sicurezza sociale.

In tutti gli stati liberi viene garantito il libero insegnamento e lo Stato provvede a sostenere la possibilità dell’esercizio di questa libertà sostenendo tutte le scuole come avviene nei paesi europei.

È impressionante il disinteresse per l’educazione mostrato dai nostri governi. Vorrei cominciare dal disprezzo per l’istituzione mettendola in mano a persone senza titoli adeguati. Essere governati da uno di cui abbiamo la giusta presunzione di ignoranza è offensivo per l’istituzione e per le persone. Siccome le famiglie pagano le tasse anche per l’istruzione dei propri figli, lo Stato deve garantire il libero esercizio della libertà di scelta a chi affidarne l’educazione su cui, ovviamente lo Stato deve vigilare perché il dovere sia adempiuto.

Oggi allo stato italiano uno studente costa 8.500 euro l’anno mentre, alle scuole non gestite direttamente. lo stato da 500 euro l’anno per alunno.  Incredibile ma vero. Per questo con la nuova crisi le famiglie non possono più spendere due volte per la scuola, le tasse e la quota mensile, e migliaia di scuole devono chiudere. Questa non è ripresa, è demolizione, non è fase tre ma fase zero.

Cosa fare? Si tratta di uno dei diritti fondamentali delle persone e delle famiglie a cui non si può derogare. Sarebbe un imperdonabile errore pensare che sostenere la scuola pubblica sia svalutare la scuola statale, tutt’altro; anche se in quel campo c’è molto da fare. Le scuole dipendono dagli insegnanti e per questo ce ne sono di eccellenti e altre da far pena. Questo è nella normalità delle cose umane e per questo deve essere lasciata alle famiglie la possibilità di scelta. La responsabilità politica dei cittadini è quella di essere attenti ai vari deputati che negano di fatto questa fondamentale libertà e far si che non siano rieletti come rappresentanti di un popolo libero.

Lettera della settimana

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