Dio è Amore

Festa della S.S. Trinità

Dio è Amore

“Dio è amore” scrive San Giovanni ma non è solo da intendere nel senso che Dio ci tratta con tenerezza, misericordia e sollecitudine. La rivelazione  centrale di tutto il Nuovo Testamento ci introduce nella vita intima di Colui del quale non si conosce niente della sua vita intima ma solo i suoi interventi a favore degli uomini.   Ecco la rivelazione: Dio –Padre, Verbo e Spirito- è, come si osa dire, una famiglia in cui ci si ama, una famiglia costituita da questo amore stesso, dono infinito, dono reciproco, abisso di luce abbagliante. 

Questa è la buona novella trasmessa alle prime generazioni cristiane con un posto decisivo nella preghiera e nell’interesse dei Vescovi che riuniti in Concilio precisano la fede della Chiesa prima ancora che sulla Persona di Cristo sulla Trinità. Lo sguardo dei fedeli andava per primo su ciò che Cristo “ha visto presso il Padre” e ciò che ci ha raccontato. La curiosità sosteneva appassionatamente l’adorazione.

La sorgente di tutto è lì: Dio ci ama perché si ama. Non può non amarci perché non sarebbe quello che Egli è. Il suo amore per noi è la comunicazione dell’amore che costituisce il suo essere. Il suo amore è condivisione, una messa in comune. “Tutto ciò che è mio è tuo” (Lc 15,31) può essere applicato ad ogni uomo sulla terra.

Al posto di una forza oscura, di una energia prodigiosa ma senza volto dietro gli esseri e le cose, all’origine di questi esseri e di queste cose c’è un amore, questo amore, e l’uomo, infimo essere, è sollevato dalla sua bontà perché il suo nome anche se ignorato da tutti gli uomini della terra “è scritto in cielo” (Lc 10,20).

Alcuni ritengono che questo sia impossibile da capire ma la fede ci dona la certezza intima come l’istinto di questa realtà. La Parola di Dio ci suggerisce due mezzi non per acquisire questa fede in maniera infallibile ma per preparare il cuore dell’uomo alla grazia: L’attenzione alle visite del Signore e l’umiltà. “Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi per mezzo del quale gridiamo “Abba Padre!” e “Lo Spirito attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio”(Rom 8,15) E Gesù afferma che il secondo comandamento “Amerai il prossimo come te stesso è simile al primo”(Mt 22,39). Sappiamo quale ruolo Gesù dona all’amore fraterno, ne ha fatto il principio di ogni giustizia: “Non giudicate.. Col giudizio col quale giudicate sarete giudicati” Perché? San Paolo lo dice agli Efesini : perché formiamo un solo Corpo vivente, siamo nati dalla famiglia di Dio e ogni offesa contro l’unità colpisce l’amore stesso che è Dio. Un solo Spirito, in solo Signore, un solo Dio Padre di tutti. (Ef. 4,4-6) Quando tra battezzati non ci amiamo ci facciamo del male, la nostra esistenza diventa dolorosa, si moltiplicano ingiustizie e miserie perché siamo fratelli e neghiamo la nostra origine comune, il nostro presente e il nostro avvenire cioè Dio, Dio-Trinità, Padre, Signore e Spirito che ci ama e si ama di un eterno amore.

Siamo complici dell’amore divino, questa è la ragione data al secondo comandamento. Ma ce n’è un'altra non meno decisiva: l’esperienza che ciascuno di noi può fare dell’amore che Dio ha per ciascuno di noi. In effetti se ci amiamo gli uni gli altri con dolcezza e pazienza, ripudiando concretamente tutte le forme di discordia ogni giorno esprimiamo ai nostri fratelli qualcosa dell’amore che Dio ha per loro. Prima che noi amiamo gli esseri che ci circondano Dio li ha amati per primo e li ama attraverso di noi. Come potremo farci complici dell’amore divino se prima non siamo stati coinvolti da questa misteriosa verità?

Il Beato Charles de Foucauld diceva: “Come acquistare l’amore di Dio? Praticando la carità verso gli uomini”. Amando gli altri si comprende poco a poco nell’esercizio stesso di questo amore evangelico ciò che per noi era incomprensibile: sapere che Dio mi ama.

Arrivare a poter dire : non temo Dio perché lo amo e perché mi so amato da Lui… Egli mi ama perché è l’amore.

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