È difficile amare

VI Domenica di Pasqua

È difficile amare

Tutte le domeniche di Pasqua sono caratterizzate dalla meditazione sull’amore. Perché alla luce della Pasqua non si agisce e non si può agire che per amore. E’ l’amore che presiede il gesto di Cristo che sul Golgota conclude il cammino della Palestina. Amore, un tema universalmente condiviso, un desiderio  universalmente partecipato, un tormento non meno universale.

Amare va bene, ma non mi importa chi. Ottima la solidarietà familiare, sociale, nazionale. Ma è possibile chiedere di più? Qui comincia il problema. Si può sempre invocare Teresa di Lisieux: “la misura dell’amore è di amare senza misura”.

La predicazione di Gesù è un appello che non ha frontiere. Supera ogni opposizione umana e anche religiosa. E’ gratuito, totale. Senza dubbio umanamente resta e resterà incomprensibile e impossibile. Ma questo è il Regno, è la novità radicale introdotta dalla Pasqua di Cristo. Ciascuno ha il dovere di prendere la misura del cammino che gli resta da fare perché il Regno si compia in lui.

L’episodio degli atti che ci viene presentato questa domenica è una illustrazione della contestazione di tutte le frontiere. Per i Giudei un soldato romano è un nemico nazionale. Senza dubbio il centurione Cornelio fa parte dei “timorati di Dio”, cioè degli stranieri che condividono le loro idee religiose. Non era il caso di integrare queste persone nelle comunità religiose Ma è lo Spirito che fa saltare tutte le barriere e la Chiesa di Gerusalemme non può che prenderne atto. Questo episodio è di importanza capitale perché è la presa di coscienza dell’unificazione dell’amore di Dio manifestato nella Croce e nella Resurrezione di Cristo. Il messaggio del Signore è davvero universale, cioè destinato ad ogni uomo chiunque esso sia. Nel Cristo è Dio che viene ad ogni uomo e fa corpo con lui.

Questa verità non ha niente di teorico. Riguarda ciò che ha scritto San Giovanni e che leggiamo questa domenica, uno dei testi più densi che abbia scritto. In qualche breve frase rivoluziona tutta la concezione che l’uomo avrebbe potuto farsi di Dio. Manifesta un’audacia singolare dicendo “Dio è amore”. Questa frase esprime la vera rivoluzione dell’idea che gli uomini potevano farsi di Dio. Questa rivoluzione manifestata da Gesù capovolge tutti i rapporti umani. L’amore è tutto ciò che è Dio. Precisiamo: l’amore non è quel sentimento che getta un uomo verso il suo simile ma un atteggiamento di apertura e di dono. Ha le sue leggi. Gesù lo ha pienamente manifestato donando la sua vita per coloro che ha scelto gratuitamente. Dopo di lui tocca a coloro che si dicono o vogliono dirsi suoi discepoli di manifestarlo al mondo a loro volta.

Il Sacramento dell'Eucarestia celebrato dalla Chiesa non esprime altro che questo segno, ricevuto da Cristo nel quale la comunità attesta che intende rispondere all’amore con l’amore. Porre questo segno è mettere la propria vita nel circuito con l’amore di Dio. Prendere parte a questa mensa, è entrare nella vita, perché è accettare di essere scelti da questo movimento della vita stessa di Dio.

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