Gesù tiene l’omelia

III Domenica del T.O.

Gesù tiene l’omelia

Una delle cose più contestate e apprezzate in un prete è il modo con cui predica. Sono riusciti a far identificare omelia con cosa noiosa. “Mamma non farmi la predica” è la comune reazione dei figli dinanzi alle esortazione dei genitori. Nella tradizione della chiesa , prima del Concilio si diceva che per adempiere al precetto domenicale bastava arrivare in Chiesa prima che il prete scoprisse il calice, il che voleva dire che della predica se ne poteva fare anche a meno. Adesso non è più così. Almeno dovrebbe essere. Papa Francesco nella esortazione apostolica “Evangelii gaudium “ dei 286 numeri ne dedica 40 all’omelia, si vede che il problema è serio. E’ proprio il caso di ascoltare Gesù, vero maestro anche di omeletica.

L’evangelista Luca ci racconta di un sabato che “secondo il suo solito si recò nella sinagoga del paese dove era stato allevato e si alzò a leggere”. Ovviamente quello che ci riferisce Luca è lo schema di quello che disse Gesù ma sicuramente l’essenza del suo discorso . Dopo avere letto il testo di Isaia aggiunse, ecco l’omelia, “Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. In sintesi la predica di Gesù consiste nel dire che quello che avevano ascoltato si era verificato, si era realizzato e potevano verificarlo in lui. Non fece discorsi teorici o esortativi nei confronti degli altri ma, direbbe Papa Francesco “La realtà è più importante dell’idea”.
Bellissima omelia e sfido chiunque a contestare non un discorso ma la realtà. Questa è la dimostrazione che il vangelo non va letto o proclamato ma mostrato, realizzato. Eseguito. E’ come un testo musicale che si va a sentire eseguito non a comprare la partitura o il libretto di un’opera.

E qui cominciano i problemi: cosa significa predicare senza vivere. Va anche di moda dire che “meglio essere atei che pregare senza amare”. Se la chiesa dice ma non fa è in pieno fariseismo e si merita il rimprovero di Gesù “fate quello che dicono ma non guardate quello che fanno”, ma c’è un passo ad arrivare alla conclusione di smettere di annunciare se non si vive.
Chi parla così, pur manifestando un grande desiderio di autenticità nel comportamento, magari negli altri, non tiene presente che la chiesa è una vera e propria famiglia in cui tutto è comune. Anche se personalmente amo me stesso più che Dio , cioè manco al primo comandamento, ci sono fratelli che per la loro fede , mentre sto parlando mettono a rischio la loro vita. Se sono egoista, ci sono fratelli e sorelle che per Cristo ogni giorno lasciano tutto, se amo me stesso più degli altri c’è Madre Teresa con tutte le sue sorelle che compensano il mio egoismo e poi, soprattutto, c’è Gesù, che è diventato Parola vivente e che ha realizzato tutto quello che io predico per cui anche se io sono povero e smentisco con la mia vita quello che annuncio la chiesa è sempre vera e lo testimonia con le opere. Ovviamente ci sono predicatori di mestiere, a effetto, che non si preoccupano per niente della loro coerenza con la Parola, ma questi, possono pur essere ottimi insegnanti, professori, esegeti e studiosi ma non annunciatori ed evangelizzatori. Quello che conta è che chi annuncia sia anche il primo destinatario della Parola che spezza agli altri.

Certamente il modo di Gesù è perfetto e lo si verifica tutte le volte che durante la predica si sente la citazione di santi o episodi che presentano la realizzazione della Parola. Questo deve essere lo stile di ogni comunità che evangelizza e di ogni evangelizzatore che annuncia. Non dobbiamo mai dimenticare che l’unico progetto e piano pastorale di una comunità è quello di attuare la Parola di Dio. Come Gesù quando parlava del Regno era estremamente pratico: “Il Regno di Dio è simile ad un granello di senape, ad un pugno di lievito messo tra la farina ecc” così anche la comunità cristiana se vuol davvero essere evangelizzatrice deve poter dire: “Vuoi vedere il Regno di Dio? Vieni nella nostra comunità, vieni nelle nostre famiglie”. Come la Chiesa può sempre dire: “Beati i poveri” perché non gli mancano mai coloro che scelgono volontariamente di essere poveri senza ostentazione e che lo fanno per realizzare quella carità che non permette che “la destra sappia ciò che fa la sua sinistra”. Nella chiesa non mancano mai le autentiche parabole evangeliche perché se ci sono tanti peccatori sono molti di più i santi, che ovviamente non si vedono perché vivono “nascosti con Cristo in Dio”. Ovviamente non c’è niente di peggio che attuare il vangelo per ostentazione o “di coloro che scelgono di stare con gli ultimi per essere i primi”, o di chi non si muove se non è accompagnato dalla televisione o di chi va in Chiesa per farsi vedere, ma queste son cose ridicole e che fanno ridere chi ha un po’ di fiuto, che non manca a nessuno, per discernere l’autenticità.

Luca ci riferisce che “Gesù insegnava nelle sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi”. Sarà difficile che questo avvenga per noi: contentiamoci se chi ci ascolta dice: Predica bene e sembra anche che desideri vivere quello che annuncia.

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