Il buon grano e la zizzania

XVI Domenica del T.O.

Il buon grano e la zizzania

Quante volte ho sentito la domanda che i servi rivolsero a Gesù! Una mamma di tre figli: la prima si era fatta suora, il secondo era il presidente dell’Azione Cattolica e la terza, nel ‘68’, era diventata una “bombarola”. “Eppure ho dato a tutti e tre la stessa educazione!” E si disperava non sapendosi capacitare che cosa potesse essere capitato alla terza figlia.

Chi è stato? Di chi è la colpa? Chi ha seminato la zizzania? La risposta di Gesù è lapidaria: “E’un nemico” risponde pudicamente la parabola. “L’accusatore dei nostri fratelli”, dice l’Apocalisse, il “Diavolo” dice Gesù stesso (Mt 13, 39). E’ sempre là dove si sviluppa il bene, si infiltra per corrompere le cose più belle. Come liberarsi di questo male? Cosa fare di questa gente che porta turbamento?

I discepoli avrebbero la soluzione. Quando i Samaritani ricevettero male Gesù proposero una soluzione radicale ”Vuoi che ordiniamo al fuoco di discendere dal cielo e li consumi?”. D’altra parte anche Gesù cacciò i venditori dal tempio. Sicuramente questo modo di agire può essere segno di un grande attaccamento alla verità, la manifestazione di un grande zelo. Però non è questa la soluzione preconizzata da Gesù.

Il Regno di Dio è simile ad un campo seminato in cui c’è buon grano e zizzania. Gesù rifiuta di fare la divisione prima dell’ora del raccolto. Ma qual è l’ora del raccolto? E’ l’ora di Cristo, l’ora della proclamazione del Vangelo.

Ma come si spiega se il Regno è già venuto che nella Chiesa c’è il buon grano e la zizzania? Il Cristo è venuto, il giudizio è fatto ma la risposta è che la separazione verrà “alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli i quali raccoglieranno dal suo Regno tutti gli scandali e gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente”. Dall’insegnamento globale sul Regno si deduce che la separazione, il giudizio avviene da quando è venuto Gesù e proseguirà fino alla fine dei secoli . In presenza del vangelo siamo in pieno tempo del giudizio. Il male e il bene sono separati e giudicati dal Vangelo ma non divisi, coesisteranno fino alla fine del mondo.

“Non giudicate niente prima del tempo, finche venga il Signore. Egli metterà in luce i segreti delle tenebre e manifesterà le intenzioni dei cuori” (1 Cor 4,5) Non perché la separazione sta per realizzarsi a seguito della nostra accoglienza o rifiuto del Vangelo ma perché nessuno di noi può arrogarsi il diritto di fare separazioni. Di fatto il giudizio si esercita ed è all’opera ma non è manifestato: non sappiamo chi è veramente buono o è veramente cattivo “io non giudico me stesso” dice Paolo. E’ questo che ci allontana dalla fiducia verso noi stessi e verso gli altri. Questa fiducia giustificata dal fatto che possiamo trovare in noi del buono e del cattivo. Il giudizio di Dio non è autoritario ma è chiamata dalla proclamazione del Vangelo e sarebbe assurdo che noi fossimo più autoritari di Dio individualmente o come Chiesa. Questa parabola ci parla di rispetto e di tolleranza.

Al di la del giudizio questa parabola ci parla della riuscita del Regno: il seme diventato albero e gli uccelli del cielo vanno a farci i nidi tra i suoi rami. Anche la pasta viene fermentata, tutta la pasta. Basta pensare ai dieci giusti dai quali Sodoma potrebbe essere salvata. La venuta del Regno non è soltanto separazione ma salvezza.

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