Il chicco di grano

V Domenica di Quaresima

Il chicco di grano

Nella prossimità della Pasqua i nemici di Gesù insistono sulla decisione di ucciderlo. Gesù, da parte sua, annuncia un altro aspetto della realtà: la Redenzione. I suoi nemici attuano le loro intenzioni di odio di eliminarlo. Sul piano divino si va organizzando la salvezza del mondo.

Tutto l’ambiente si sta addensando contro di Lui. La resurrezione di Lazzaro, che parla di morte sepoltura e resurrezione, ha creato un grande interesse e alcuni Greci si avvicinano al gruppo degli apostoli dicendo: “Vogliamo vedere Gesù”. Una petizione espressa dall’interno di una umanità tormentata interiormente dal desiderio di vedere Gesù: “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

Gesù pronuncia una parola che, a prima vista, sembra che non risponda a ciò che gli hanno chiesto i Greci e, senza dubbio, è vero. E’ vero che è arrivato il momento di manifestarsi al mondo e conquistarlo col cammino della Croce, il vero ed unico cammino di salvezza: “E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo. In verità, in verità vi dico: se il grano di frumento non cade in terra e non muore, rimane solo; però se muore dà molto frutto” (Gv 12,23). Si serve della comune immagine della vita dei campi: perché il grano di frumento fruttifichi deve essere sepolto sotto terra, deve morire, apparentemente imputridirsi. Imputridirsi sotto un certo aspetto, perché la vita del grano non muore. Precisamente perché esploda la vita, si deve distruggere la corteccia che la soffoca al suo interno.

Il grano di frumento è Gesù Cristo, Dio e Uomo, la parola di Dio incarnata, che tiene in sé la vita divina nella sua umanità. Così il grano di frumento nella sua umanità deve morire: “Se muore porta molto frutto”, si moltiplica e sarà questa messe immensa che avete davanti ai vostri occhi.

Però “se il grano di frumento non muore”, si ribella alla morte, non rompe la barriera del limite che soffoca la potenza della vita, rimane solo. Questo è il significato di tutta la passione di Cristo che è fruttificazione, glorificazione del Padre e manifestazione agli uomini della ricchezza intima del suo Cuore.

Gesù adesso propone questo principio universale:  “Chi ama la propria  vita la perde, chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua e, dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve il Padre mio lo onorerà” (Gv 12, 25).

Questo mistero vale per tutti gli associati all’opera di redenzione di Gesù Cristo. Il suo esempio, la sua morte e la sua glorificazione si ripete in ciascuno di coloro che collaborano alla sua opera di Redenzione. Essi, ricevendo il frutto delle redenzione, lo fanno fruttificare in loro stessi. Così crescendo Lui in noi e noi in Lui si romperà la corteccia – magari di alabastro-  e il germe della vita fruttificherà in noi.

San Giovanni, nel suo Vangelo, non ci racconta dell’esperienza dell’orto del Getsemani, ma in questo capitolo ci fa la presentazione della passione e del suo frutto di salvezza del mondo.

“La mia anima è turbata” (Gv 12,27) e nell’orto degli ulivi dirà: “La mia anima è triste fino alla morte”. E immediatamente ci indica la ragione di questo turbamento: “Che dirò? Padre liberami da quest’ora?” e nell’orto dice: “Allontana da me questo calice”. Ma la risposta che Gesù dà a se stesso “E’ per questo che sono venuto. Per quest’ora”; nel Getsemani dirà: “Non si compia la mia volontà, ma la tua”. “Padre glorifica il tuo nome”. Sia santificato il tuo nome, si compia il tuo piano di salvezza. E si udì una voce dal cielo: “L’ho glorificato e lo glorificherò”, similmente nel Getsemani un angelo verrà a confortarlo.

In seguito Gesù indica che la sua morte è il giudizio del mondo : “Ora il principe di questo mondo sta per essere giudicato. Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me”. Quando Gesù sarà elevato in alto, sarà glorificato sulla croce, attirerà tutti a sé.

Come conclusione di tutto questo racconto l’incredulità dei giudei: “Sebbene avesse compiuto tanti segni davanti a loro, non credevano in Lui” (Gv 12,37). Di fronte alla Parola della Croce ci si può porre in due modi: come i giudei che si scandalizzano e prendono le distanze da Gesù o come i Greci che si avvicinano a Lui, desiderosi di entrare nel suo mistero. A ognuno di noi la scelta.

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