Il discepolo del regno

XXVIII Domenica del T.O.

Il discepolo del regno

Ascoltando il Vangelo di oggi si ha l’impressione della possibilità di un cristianesimo che cammina a due velocità. L’uomo che si rivolge a Cristo adempie in pieno il contratto con la legge: osserva i comandamenti e ci richiama i buoni cristiani “che non fanno del male a nessuno”. Il cristianesimo di tutti. Ma c’è un altro livello “Va vendi tutto quello che hai dallo ai poveri e seguimi”. Solitamente ci si serve di queste due situazioni per distinguere tra i comandamenti e i consigli evangelici (la povertà), caratteristica della vita religiosa. Se attentamente seguiamo le parole del testo evangelico vediamo che la cosa non è così semplice. “una cosa ti manca”, “se ne andò triste”, “quanto è difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli”, “chi può essere salvato?”. Se la questione è di essere salvato o no, di essere triste o felice, non si può considerare il “consiglio “ di Cristo come facoltativo. Non c’è la via dei comandamenti e la via dei consigli: no. C’è che una sola via.

Cerchiamo di capire questo Vangelo. Che cosa cerca quest’uomo che si rivolge a Gesù e che era fedele a tutti i comandamenti? Viene a chiedere cosa bisogna fere per avere la vita eterna; crede che questo è il suo desiderio e che è capace di fare qualsiasi cosa per realizzarlo. Gesù gli rivela che non è realmente quello che cerca e che non è disponibile a pagare il prezzo. La seconda lettura ci dice che la parola penetra nel più profondo dell’anima e che giudica le intenzioni e i pensieri del cuore. Il dramma per quest’uomo è che scopre che Gesù non era quello che credeva. “Gesù lo amò”. E’ l’amore che gli porta il Cristo, questo amore espresso da Gesù che lo invita a seguirlo personalmente. Dinanzi a questo amore l’uomo dichiara forfait. E si allontana dal regno.
Per essere discepoli del Cristo non basta essere impeccabili. Si può seguire Cristo e non essere perfetti. E’ indispensabile acquisire un’altra ottica (1 Lett.) mettere il Cristo al di sopra di tutto, niente preferire a Lui, seguirlo, sono le parole che significano: amare.
Vivendo in una civilizzazione i cui tutto si gioca sulla ricerca dell’avere, dove la ricchezza è il valore assoluto, abbiamo bisogno di riflettere su questo. Giudicati dalla parola che è il Cristo dobbiamo mettere sotto giudizio questo mondo (non le persone) ma le sue ideologie. La ricchezza è più che la ricchezza: la prima lettura parla anche di salute, di bellezza di luce. Si potrebbe aggiungere: il prestigio, il potere…. Ma dove ci porta il nostro desiderio?
La conclusione del nostro Vangelo raggiunge la conclusione della prima lettura: colui che sceglie la sapienza, colui che mette il regno al di sopra di tutto riceve “una ricchezza incalcolabile”, “il centuplo”. La scelta del regno allora è un calcolo? No. Come potremo ricevere cento mamme? La ricchezza che noi riceviamo è l’universo intero con tutti gli esseri con cui siamo in relazione di libertà che ricopia e porta a compimento tutte le forme di amore che possiamo sperimentare e che non possono che illuminare il multiforme amore di Dio.

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