Il Pane disceso dal cielo

XIX Domenica del T.O.

Il Pane disceso dal cielo

Il pane che viene dal cielo si potrebbe interpretare come dono imprevisto, inatteso, immeritato. E’ come se Gesù dicesse: io vi sono stato donato e voi non avete fatto niente per me. La parola “cielo” vuol dire che il dono viene da Dio.
Gli uditori di Gesù protestano, sanno che viene dall’umanità, dalla terra. Gli evangelisti descrivono il suo albero genealogico. Soltanto che i suoi uditori non possono capire che il Cristo possa venire sia dalla terra e venire da Dio.

Noi pensiamo subito che il corpo viene dalla terra e l’anima da Dio ma questo modo di pensare è estraneo alla Scrittura. E’ il suo corpo che Gesù dichiara “pane del cielo” e “vero nutrimento”. In Lui Dio sposa realmente l’umanità terrestre: si investe e viene davvero a nutrire la terra della sua propria sostanza.

La Parola che è pane. Il capitolo VI di Giovanni comporta due discorsi distinti. Il primo abbiamo cominciato a leggerlo domenica scorsa e comincia con le parole “Io sono il pane della vita” e si conclude verso la fine della lettura di oggi con le parole “Chi crede in me ha la vita eterna”. Il primo discorso ci parla di andare a Cristo, di credere in Lui, di ricevere l’insegnamento di Dio di essere attratti a Cristo dal Padre. In breve: si tratta di credere in quest’uomo uscito da Nazareth e di credere che viene da Dio. Questa attrazione verso Cristo da che cosa dipende per rispondere al problema da dove viene quest’uomo? Questa attrattiva dell’uomo verso Cristo viene da Dio, non è altro che l’attrazione creatrice: Dio crea attirando verso di se la sua creatura. E questa attrazione verso Dio è un’attrazione verso Cristo perché Cristo è la pienezza dell’umanità: è verso questa umanità che noi andiamo e lasciamo agire in noi la potenza creatrice.
L’attrazione del Padre verso il Figlio non può essere qualcosa di cieco o di automatico perché l’azione creatrice tende a fare l’immagine di Dio che ha come caratteristica la libertà. Essere attratto da Dio significa essere attratto dalla libertà.
Per questo l’azione creatrice di Dio si fa parola: diventa appello. Non è una relazione irresistibile di un amante per la propria amata ma una relazione tra due persone libere, una proposta d’Alleanza. Si può mangiare o non mangiare questo pane, si può ricevere o no questa parola che nutre per la vita eterna; si può riconoscere in Gesù colui che viene dal Padre o no.

Il pane che Dio ci da è la sua Parola. Credere a Cristo è mangiare, consumare questa Parola. Perché assimilare così il pane della Parola? Per aderire a Cristo e all’azione creatrice di Dio. E’ questione di vita o di morte. Questa Parola ci costruisce, è come un alimento. Parola efficace se noi lasciamo crescere in noi la sua forza che è la forza creatrice.

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