Il Perdono, l’arma decisiva per vivere insieme

XXIV Domenica del T.O.

Il Perdono, l’arma decisiva per vivere insieme

Disse Giorgio La Pira “Il Vangelo non è un libro di devozione ma un trattato di architettura per costruire la società”. Ascoltiamo quanto Il Signore ci dice in queste domeniche provandoci a considerare la sua Parola fondamento della società. L’influenza del vangelo sulla società non consiste in consegne sociali o politiche, questa è la responsabilità di ciascuno “nella propria anima e coscienza”. Gesù vuole trasformare quest’anima e questa coscienza. Passatemi l’immagine: il ruolo di Gesù è quello di architetto, gli ingegneri che realizzano dobbiamo essere noi.

La nostra moderna società è veramente difficile. L’incessante sollecitazione a procurarci beni accessori creduti indispensabili provocano frustrazioni tra i più modesti e accentuano lo scarto tra ricchi e poveri. Le società più sviluppate non sono le più felici e i rapporti umani si degradano. La paura dell’altro fa diventare concorrente o avversario e fa nascere sentimenti di esclusione. La dinamica delle moderne società è nella lotta e nel litigio, niente fa notizia come la guerra. Mi meravigliai molto quando diversi anni fa scoprii che esisteva una cooperativa dove nello stesso palazzo abitavano parlamentari di diversi partiti in lotta tra di loro (PCI e MSI) e che, pubblicamente apparivano non come avversari politici ma autentici nemici, mentre i rapporti tra famiglie erano ottimi partecipavano ai compleanni dei rispettivi figli e alle feste dei propri condomini. In televisione si doveva litigare e chi più litiga e magari dice più parolacce fa più audiens.

Gesù nella parabola del debitore insolvente mette in scena la situazione della nostra società in cui l’aggressione del prossimo è all’ordine del giorno e dove anche attraverso la legge non sembra importante riparare il male ma punire il trasgressore: l’evasore fiscale va in prigione più che pagare quello che ha evaso.
Il perdonare sempre sembra veramente utopico tanto che anche Pietro ne chiede una spiegazione. “Quante volte dobbiamo perdonare. Fino a sette?” E pensava di essere abbastanza generoso sapendo per esperienza quanto era difficile perdonare se non impossibile. Ci sono dei torti e dei crimini che un certo buon senso umano e anche il diritto internazionale definisce imperdonabili. Gesù insiste, non sette volte ma infinite volte. E’ la nostra vocazione più profonda di cristiani: essere misericordiosi come il Padre celeste è misericordioso. Gesù lo sapeva bene e lo ha messo nella preghiera del cristiano: “Perdona a noi i nostri debiti come noi li perdoniamo ai nostri debitori”. Anche se non lo realizziamo però per il fatto che si chiede nella preghiera à già accetto a Dio.

Per riuscire a perdonare bisogna fare esperienza del perdono del Padre nei nostri confronti. Lo facciamo continuamente quando preghiamo e quando ci confessiamo ma bisogna che questa esperienza sia davvero forte da fare l’esperienza della misericordia di Dio. Allora una volta per tutte il cuore si trasformerà ad immagine di Dio che ci ha perdonato e anche il nostro, come diceva il Santo Curato di Ars diventerà”un cuore liquido” come il cuore umile di Cristo.

E’ da questo cuore che i santi sono riconoscibili, non giudicano mai, non condannano mai, ne lanciano maledizioni contro nessuno. Interpretano tutto in bene, non pensano male. Sembra che non vedano il male, come Dio. Credo infatti che Dio non veda il male ma soltanto il male che ci procura. Se vede il male e lo tocca lo trasforma subito in bene. Quando vede il nostro peccato ce lo trasforma subito in occasione di umiltà e dunque di nuova grazia per noi. La gioia dei santi è trasmettere il perdono che loro hanno ricevuto perché è anche la più grande gioia di Dio. “C’è più gioia in cielo per un peccatore che si pente” e non sette volte soltanto ma settanta volte sette.

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