Dio che perdona

XXIV Domenica del T.O.

Dio che perdona

Le tre letture di questa domenica parlano del perdono e ci tratterremo proprio su questo tema. Un Dio che perdona. E cosa sarebbe se Dio non perdonasse? L’uomo morirebbe. Non in forza di una decisone o di una vendetta di Dio ma unicamente perché il peccato è un percorso mortale, una scelta di morte. Si potrebbe pensare che la costruzione del vitello d’oro da parte di Israele sia un errore benigno. Sarebbe un errore. Il vitello d’oro rappresenta in effetti la potenza virile che c’è nell’uomo, la ricchezza del popolo -è d’oro- . l’arte del genio di Israele.

Attraverso questo monumento il popolo rende un culto a se stesso: Dio è messo fuori campo. La potenza della vita, la fecondità della liberazione che è “Altro”, con cui ci si deve legare – l’Alleanza-  in un rapporto di amore – di accoglienza e di dono-  è rimpiazzata da ciò che l’uomo trova in se stesso. Ora tutto ciò che troviamo in noi stessi è destinato alla morte, Israele si chiude in un circolo chiuso, senza aperture verso ciò che la fonda, il creato che l’attira verso la pienezza della vita. La collera di Dio presentata nel nostro testo non è che l’immagine del percorso mortale del cammino preso.

La preghiera di Mosè.  A prima vista Mosè è dalla parte di Dio e contro Dio. Da parte di Dio perché non partecipa al culto del vitello d’oro. Dio conserva con Lui l’alleanza (farò di te una grande nazione). Contro Dio perchè non è d’accordo con la distruzione del popolo. Anche se in realtà dio non desidera questa distruzione. In qualche modo si fa vincere dalla preghiera di Mosè. Tutto si svolge come se Dio avesse bisogno, nel desiderio di salvare il popolo, di uno che fosse d’accordo col suo desiderio: e anche di un membro che non sacrificasse all’idolo.. Insomma una testa di ponte con Israele. Lo schema dell’Alleanza deve essere mantenuto: Dio ha bisogno di un alleato con l’uomo per poter avere l’alleanza. Tutta la libertà di acquiescenza dell’uomo a Dio si concentra in uno solo: Mosè. Lui è la figura di Cristo che deve venire. Si può anche dire che è già la presenza di Cristo. Dettaglio curioso: Dio chiede a Mosè il permesso di mettersi in collera “lascia che la mia ira si accenda contro di loro”. Dio non può amarci senza il nostro permesso. E non può impedirci di scegliere la morte se sulla terra non c’è la libertà di scegliere la vita. Dio ha bisogno della preghiera di Mosè per mettere in opera la propria volontà di perdonare. La preghiera di uno solo, la salvezza di tutti è l’immagine della solidarietà per la quale Cristo porta da solo il peccato del mondo e introduce la “giustificazione“della moltitudine.

Dio è la vita che vuole spandersi, l’Essere che fa essere, l’amore che non può impedire di amare e di donare. Quando diciamo che è l’Onnipotente non vogliamo dire che può intervenire per disobbedire alle leggi della natura ma per il compimento del suo disegno di amore (fare l’uomo a sua immagine) utilizza anche ciò che gli è contrario per raggiungere il suo scopo. Dal testo biblico appare chiaro che tutto è sospeso all’accettazione , al “Si” degli esseri umani singoli. Qui tutto dipende dall’atteggiamento di Mosè. Passiamo sulle grandi figura dell’Antico testamento e andiamo all’inizio dei vangeli in cui tutto dipende dal “Si” di Maria. Più tardi ci sarà la risposta di Pietro e degli apostoli. Questi eletti di Dio portano il destino del mondo. Dio non può agire senza la nostra libertà: ma allora è segnato da un sentimento di fragilità? E se Maria si fosse ritirata?. Penso che siamo dinanzi ad un grande mistero: tutti questi eletti sono come delle Incarnazioni di Colui di cui ha detto “Questi è il mio Figlio diletto del quale mi sono compiaciuto”. Cristo, Alleanza tra Dio e gli uomini è all’opera fin dall’inizio. Ciò non toglie che questi uomini e queste donne, essendo già il Cristo all’opera non siano perfettamente libere nelle loro scelte. La Grazia libera la libertà.

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