“Egli era, è, e viene”

XXXIII Domenica del T.O.

“Egli era, è, e viene”

“Non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute”. Gesù parla addirittura della sua venuta e dei fenomeni che la precederanno. Immaginiamoci l’interesse di coloro che attendevano come imminente il realizzarsi di quei fenomeni. Passò la prima e la seconda generazione senza che avvenisse niente. Allora capirono che il significato delle parole di Gesù era diverso. Infatti Gesù aveva detto che “nessuno conosce il giorno e l’ora, né gli angeli, né il Figlio, ma soltanto il Padre”.

Cosa vuol dire: “Questa generazione non passerà prima che avvengano tutte queste cose”? Gli esegeti interpretano il “Giorno del Signore” non come un evento che avverrà alla fine dei secoli, ma misteriosamente nel presente, in mezzo a noi e per ciascuno di noi. Dipende dal modo come intendiamo il tempo e, nel corso del tempo, il momento presente.

Se per noi il tempo è come un gomitolo di filo che si snoda, il passato si trova dietro di noi  e l’avvenire davanti, ma questo modo di vedere il tempo è pura immaginazione, perché il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. Il solo tempo esistente è l’ “ora”, adesso, il momento presente. In esso c’è il frutto del passato e il presentimento dell’avvenire.

Pensiamo poi che Gesù ha portato una nuova dimensione: Lui è Dio che si è fatto uomo. Era al di là del tempo, è entrato nel tempo, si è lasciato misurare dal tempo. Ma essendo ciò che è, cioè eterno, ha fatto ugualmente esplodere il tempo. Più che mai il momento presente è Lui; ma è anche tutto il passato e tutto l’avvenire, cioè l’inizio e la fine del tempo. La lettera agli Ebrei ha meravigliosamente  riassunto questa relazione di Gesù col tempo: “Il Cristo era ieri, è oggi ed è nei secoli dei secoli.” (Eb 13,8); e nell’Apocalisse è presentato come  “Colui  che è, che era e che viene”.

L’espressione “questa generazione non passerà”, può essere benissimo applicata anche a noi come ai nostri fratelli, lontani nel passato, che l’hanno ascoltata.

La fine del mondo non è rinviata a più tardi o alla nostra morte, ma S.Giovanni e S.Paolo la rappresentano come una nascita, una venuta al mondo in cui si incontrano la sofferenza e la gioia.

Le sofferenze della nascita, ci avverte Gesù, sono necessarie per entrare nel Regno. Nessuna sofferenza umana resta senza frutto; ha senso soltanto perché annuncia un mondo nuovo che, misteriosamente, inizia già nel momento presente mette già al mondo. È dalla morte in Croce di Gesù, dalla sua morte e sepoltura, che è sorta una vita nuova il mattino di Pasqua!

La fine del mondo non è soltanto caratterizzata da terribili e interminabili tribolazioni, ma anche dalla venuta di Gesù. E’ Lui che, ci spiega S. Paolo, discenderà dal cielo circondato da angeli! Quale sorpresa e quale gioia!

Come dobbiamo reagire? Lasciandoci fare, lasciando che agisca in noi, come dice sempre S.Paolo: “Noi saremo rapiti tra le nubi per andare incontro al Signore … e così saremo sempre col Signore!”. Il fatto di essere presi, rapiti, con la forza che irradia dal Signore e di essere sempre con Lui, non avverrà domani, ma adesso, nel presente. Veramente non passerà questa generazione senza che questo si realizzi!

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