Fuoco e divisione

XX Domenica del T.O.

Fuoco e divisione

La Parola di Dio di oggi si apre con la grande immagine di Geremia messo a morire nella cisterna perché aveva suscitato nei soldati l’obiezione di coscienza. Con questo spettacolo Gesù ci rivela i sentimenti del suo cuore: “Desidero che il fuoco che sono venuto a portare si accenda”. Gesù è tutto fuoco, viene dalla fornace ardente della Trinità per incendiare anche noi e attraverso di noi tutto il mondo. Il fuoco brucia ed esprime la forza bruciante dell’amore. Gli amici di Cristo fanno parte di questa fornace che deve incendiare tutta l’umanità.

A che punto siamo? Siamo fuoco o no? Sicuramente siamo fuoco ma il fuoco può essere fiamma o brace; ma nel secondo caso, pur essendo parte del fuoco, non potrà divampare l’incendio generale. In questa seconda situazione è necessario il vento, una forte ventata che allontani la cenere e faccia ripartire la fiamma. Appunto lo Spirito Santo, fuoco di amore, è presentato come fuoco e vento.
Ovviamente non mancano i pompieri che si impegnano a spengere il fuoco… ma non ci riusciranno perché il fuoco divino non si estingue mai.
Il fuoco bruciante disturba chi non vuole essere incendiato, chi non vuole essere disturbato. Gesù, oltre che come fuoco, si presenta anche come segno di divisione, e questo, in un periodo di pacifisti come il nostro, è un titolo che non si applica facilmente a Gesù. Si preferisce un Gesù “mite e umile di cuore” e che magari si lasci volentieri crocifiggere nuovamente dal male, prima di affrontare una qualsiasi guerra contro di lui.
Eppure Simeone aveva profetizzato e dichiarato fin dall’inizio che quel bambino sarebbe stato “segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori”. Segno di divisione. “Non sono venuto a portare la pace sulla terra ma la divisione” e precisa che questa divisione comincerà addirittura dalle famiglie. Sembra un controsenso pensare Gesù che divide, eppure è così. Basti pensare quando un figlio vuol seguire la vita religiosa, cioè Cristo, non chiedendo diritti ma rinunciando a tutto, cosa succede nel novanta per cento delle famiglie; oppure quando in un’ amministrazione si vuol seguire la retta coscienza come detta Dio, quando nelle proposte di legge si vuol tener presente la legge del Signore, la stessa immagine di Gesù Cristo viene rimossa perché potrebbe essere segno di discriminazione.
Se Gesù è segno di divisione anche coloro che sono di Cristo lo sono e non possono stupirsi di esserlo. In un momento in cui il “politicamente corretto” è la norma di azione, è difficile essere come Cristo. Anzi, con grande stupore mi è capitato più volte di vedere scartati da incarichi, anche ecclesiali, persone cosiddette divisive, a vantaggio di persone concilianti e accomodanti in tutte le situazioni. Ovviamente Gesù non intendeva qualificarsi come un attaccabrighe, ma colui che dice Si e No evitando incertezze e compromessi quando si tratta della verità. Ho conosciuto persone che non conoscevano né il bianco né il nero ma solo il grigio, mentre personalmente ho sempre avuto difficoltà a trovarmi tra i colori pastello.

 Mi ritrovo in quello che Giovanni scrive all’Angelo della chiesa di Laodicea:  “non sei né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca”.
Confortati dalla chiarissima Parola di Gesù che si è qualificato come fuoco e segno di divisione “anche noi, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù autore e perfezionatore della fede”.

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