La Samaritana

III Domenica di Quaresima

La Samaritana

Le letture di questa domenica si muovono intorno ai bisogni fondamentali: la fame, la sete e la fatica. Presso il pozzo di Giacobbe Gesù è “stanco del cammino” e ha sete. La samaritana vorrebbe essere liberata volentieri dalla fatica di venire ad attingere l’acqua, i discepoli hanno bisogno di mangiare. Solitamente la Scrittura parla dello spessore della vita quotidiana come della mancanza nelle necessità primordiali. Anche se non c’è soltanto la fame e la sete.

La samaritana non ha potuto trovare l’uomo della sua vita: ne ha avuti cinque e quello che ha adesso non è suo marito. È nel cuore di queste situazioni che Gesù si presenta. Non è soltanto come colui che viene portando una risposta ai desideri non soddisfatti, alle nostre impotenze, ad avere ciò che ci fa vivere, ma ci pone la questione centrale, quella della fede: “Dio è veramente in mezzo a noi sì o no?” (Prima lettura).

Alle questioni primitive, come trovare da mangiare, trovare lavoro, come trovar da bere, si sostituisce l’unica questione: “Dio è con me, sì o no?”. Nella terza lettura si trova l’evoluzione delle richieste poste a Gesù dalla Samaritana. “Come giudeo chiedi da bere a me che sono una samaritana?” e “Dove si trova Dio?”. Essa rinvia la risposta a più tardi: “Quando verrà il Messia”. E Gesù le dice che la risposta è presente: “Sono io che ti parlo”. Da notare che “sono io” è lo stesso nome di Dio. È Lui la presenza di Dio in Spirito e Verità. “Chi viene a me non avrà più fame” (Gv 6,35) e “Colui che berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete”. Il vero nutrimento dell’uomo è Dio stesso.

Nella terza lettura Gesù deve passare dal nutrimento materiale a quello spirituale. “Io ho un nutrimento che voi non conoscete” e questo nutrimento consiste nel compiere la volontà del Padre. Il testo ha lo scopo di opporre il nutrimento materiale a quello spirituale, ugualmente la sete e tutto il resto. Si tratta di passare dal desiderio della terra al desiderio del cielo. In realtà non si tratta di cambiare desiderio, ma di andare in fondo al nostro desiderio: comprendere che quando desidero del pane di fatto è vivere che io desidero: “La vita è più del nutrimento e il corpo più del vestito”. Vivere è un desiderio fondamentale e non è mai smentito. Strano paradosso. Quando Gesù dirà che bisogna donare la propria vita, è ancora per salvarla. Gesù è venuto non per portarci la morte, ma perché “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”.

Siamo con le spalle al muro. Il centro della nostra vita consiste in questo: credere che Dio è con noi ed è amore, anche se si muore di fame, se non ci riesce niente, se non riusciamo a trovare l’equilibrio in un amore condiviso. Superiamo le nostre tenebre personali e, anche se il mondo va male e sembra prevalere la violenza, diciamo: “Né la morte né la vita, né presente né avvenire, né potenze né altezze né profondità, né alcun’altra creatura  potrà mai separarci dall’amore di Dio, che in Cristo Gesù, Nostro Signore”.

In questa catechesi fondamentale della quaresima in cui la Chiesa ci riprepara alla celebrazione del nostro battesimo nella prossima Pasqua, la terza tappa è chiara: per il cristiano Cristo è tutto, anzi: Cristo è lo stesso cristianesimo.

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