L’esperienza primordiale

V Domenica del T.O.

L’esperienza primordiale

Sia che si tratti di Isaia, di Pietro o di Paolo, tutto comincia con una esperienza terrificante: o piuttosto il punto di partenza è un incontro a cui l’uomo risponde con la paura. Per Isaia una visione (simbolica) di Dio; per Paolo sarà l’accecamento sulla strada di Damasco; Per Pietro è una pesca inspiegabile che gli mostra che Gesù ha potere su tutte le cose. Perché l’uomo reagisce con la paura?

Ecco una prima ragione: l’uomo è preso da compiti particolari, limitati: pescare pesci per nutrire la famiglia, andare a Damasco per rimettere ordine, vivere in un popolo ben delimitato. Quando interviene un incontro col “Dio dell’universo”, Colui a cui tutto obbedisce, l’uomo si sente confusamente sradicato dal proprio mondo familiare. E di fatto avviene che (basta vedere il destino di Isaia Pietro e Paolo) l’uomo è sradicato dalla propria vita per partecipare all’universalità di Dio.

“Io sono un uomo peccatore” E’ quando incontra Dio che l’uomo si scopre peccatore. E’ la seconda ragione della paura. Tanto che resta a distanza da Dio, coabita col male senza prenderne coscienza, preso dagli impegni particolari e quotidiani; ma se si supera la barriera allora capisce l’enormità dell’incontro tra ciò che è “Santo” e ciò che non lo è. Distanza impressionante! La fede consiste nel superare questo terrore e a guardare Dio come colui che “attraversa” il nostro peccato. L’incontro con Dio rivela il nostro peccato perché lo annienta. Il passaggio dalla paura alla fede è senza dubbio il nostro maggiore problema. Questo passaggio apre un avvenire nuovo, un avvenire in accordo col Volto di Dio, nuovo, che scopre allora: Dio è colui che mette fine al peccato. Non nel senso che non peccheremo più, ma nel senso che il nostro peccato non può più bloccarci. Passaggio dall’umiltà dell’impotenza (sono peccatore e non posso niente) all’umiltà che fa patecipare alla Potenza e all’universalità di Dio (Io sono peccatore ma posso tutto).

La pesca miracolosa non avviene per sbalordire i futuri apostoli e convicerli a lasciar tutto e seguire Gesù. E’ vero che Pietro scopre la potenza del Signore Dio dell’universo. Ma c’è di più: non a caso il segno avviene nella vita professionale, umana, quotidiana di Pietro. Questo significa che è proprio questa vita umana che conosce una dimensione nuova, universale. E questa dimensione si manifesta a partire dall’annullamento del peccato. Ciò vuol dire una volta di più che ci troviamo davanti ad una profezia pasquale: è la fecondità umana e spirituale della resurrezione che qui viene annunciata. Seguire Cristo (ultima riga del vangelo di oggi) giunge fin là. La vita umana viene magnificata ma allo stesso tempo anche spossessata: ciò che è dato a Pietro non è dato per lui. La sua vita deve divenire una vita per tutti, per il mondo.

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