L'invidia e la lode

XXVI Domenica del T.O.

L'invidia e la lode

L’Invidia è l’espressione maggiore del peccato dell’uomo. Non dimentichiamo che Matteo scrive che per invidia Gesù fu condannato a morte. L’invidia consiste nel rattristarsi del bene che uno vede in un altro. Nella prima lettura vediamo Giosuè geloso perchè altri profetizzano. Lo stesso atteggiamento è dei discepoli del Vangelo. Far tacere , monopolizzare il bene, in breve , impedire all’altro di esistere, bloccarlo. Prendere all’altro quello che possiede, l’invidia e l’avarizia sono collegate. Questo può aiutarci a fare un esame di coscienza senza fermarci là.

 

Dall’invidia alla lode. L’invidia è il contrario della lode che esprime la gioia di trovare del bene nell’altro. La lode è sacrifico (da dove l’espressione biblica “sacrificio di lode”) perché mette in comunione con Dio che è Colui che dona, Colui che si unisce al bene dell’uomo. In Gen 3 Dio è accusato di voler conservare gelosamente per sè la sua condizione divina. Così nasce l’immagine di un Dio perverso. Ma Dio non può lasciarci alla nostra invidia. E come ci conduce alla lode? Sottomettendosi alla nostra invidia, venendo a soddisfarci e a camminare con noi su cammino della nostra diffidenza omicida. Sicuramente, non per farsi complice, ma per fare, se si può dire , la dimostrazione che Egli è amore utilizzando il nostro stesso male. E’ la Pasqua di Cristo che è la sorgente della nostra stessa lode perché in essa è evidente che il nostro peccato ha sbagliato colpo e Dio è sempre vivente e ci dona sempre la vita.

Il sacrificio di lode. Ciò che fa il sacrificio, secondo una classica definizione di sant’Agostino, non è la sofferenza o la distruzione di una cosa ma la comunione con Colui che è l’amore e la vita. Infatti per aderire alla vita è necessario rinunciare a ciò che in noi è complice con la morte. Per aderire all’amore è necessario mettere a morire tutto ciò che in noi vuole uccidere (l’invidia, la gelosia ecc). La lode ci spoglia perchè noi portiamo il nostro sguardo su ciò che di bene è nell’altro per cui d’altra parte la perdita, lo spogliamento se non costituisce il sacrificio ne è la conseguenza necessaria, la condizione.

Qui ritroviamo la seconda parte del nostro Vangelo. Un testo duro ma che ci dice dove deve andare il nostro desiderio: se noi vogliamo la vita non possiamo voler allo stesso tempo la morte.. La vita è più del nutrimento, il corpo più del vestito.
Ciò che nel cristianesimo si chiama ascesi non è il culto del sacrificio” ma un culto della vita. La vita ad ogni costo. Il culto della vita è uno: io non posso volere la vita in me senza volere allo stesso tempo anche gli altri. “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore” (2 lettura) E’ fatto: Lo Spirito si spande su ogni carne. “I vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno” (Gioele 2,28)

 

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