La casa del Padre mio

V Domenica di Pasqua

La casa del Padre mio

Il brano di vangelo che ci viene proposto questa domenica si riferisce al discorso che Gesù fece nel cenacolo agli apostoli e con i capitoli finali del vangelo di Giovanni rappresenta la Nuova ed Eterna Alleanza. Dopo la lavanda dei piedi e l’annuncio del tradimento di Giuda Gesù comincia a parlare della Casa del Padre partendo dalla situazione di tristezza e di sconforto in cui sarebbero caduti a seguito degli eventi.

“Non sia turbato il vostro cuore” Gesù esorta alla serenità confidando in Lui, cioè avendo fede in Lui. E’ un’alternativa che torna spesso nel Vangelo: o fede o paura, chi ha paura non ha fede e chi ha fede non ha paura. In questi giorni assistiamo ad uno spettacolo che avrebbe del comico se non fosse tragico. “Ce la faremo!” si vede scritto a caratteri cubitali e la televisione ce li mostra insieme ai camions dell’esercito che portano i morti alla cremazione. Gesù non spinge all’allegria o al piacere ma nelle prove della vita si propone come aiuto e sicurezza. Perchè?

“Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Io vado a prepararvi un posto”. Questo si chiama parlar chiaro in un momento in cui si fa di tutto per esorcizzare la morte ricorrendo anche all’età. “Ci sono stati migliaia di morti ma la maggior parte erano vecchi” è una delle forme di consolazione per i più giovani come se non dovessero e non desiderassero diventare vecchi anche loro. È più onesto il parlare di Gesù che non discute neppure sulla morte ma la prevede con chiarezza; quello che conta è ciò che viene dopo: la casa del Padre dove c’è già un posto sicuro che Gesù ci ha preparato.

“Voi sapete la strada”. C’è dunque una strada per seguire Gesù e che i discepoli devono prendere. Ma è Gesù stesso la strada come è la porta delle pecore. Questo vuol dire che non si può seguire Gesù esteriormente: prendere la strada è essere in Lui, camminare in Lui. Al cap. 17 dirà “Essi (i discepoli) in noi( Il Padre e il Cristo); Io in essi e Tu in me”. Questa reciproca interiorità non è da intendere come una pia formula: esprime la nostra condizione di figlio di Dio e spiega cosa vuol dire ”Dio con noi”. Ciò che siamo chiamati a vivere non lo viviamo mai da soli.

“Io sono la via , la verità e la vita”. In tutti i testi della Bibbia che parlano della legge (salmo 118), vediamo che la Legge-Parola di Dio illumina il cammino per non cadere nelle tenebre; è la vita: “chi osserva questa parola vivrà”; l’uomo vivente è colui che si costruisce secondo la Parola. Qui vediamo Gesù mettersi al posto occupato nella Bibbia dalla Legge. È Lui che è la Parola e può occupare questo posto che è suo: è Lui che è apparso sotto i tratti della Legge, e ora compie questa rivelazione di se stesso che è indissociabilmente rivelazione di Dio.

“Chi ha visto me ha visto il Padre”. Parola di una pretesa incredibile. Parola che rivela una rinuncia totale da parte del Cristo. “Le parole che io vi dico non ve le dico da me stesso”: Gesù non ha niente di suo, né le sue parole né le sue azioni. Questa espressione umana della totale trasparenza del Verbo, che si riceve completamente dal Padre. Questa trasparenza originale diventa trasparenza per noi “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Lo sguardo attraversa Gesù, per vedere il Padre deve necessariamente attraversarlo. Non c’è altra espressione del Padre che Gesù. E di nuovo l’assimilazione ai discepoli: essi faranno le stesse opere di Lui , cioè le opere del Padre. Resta l’ultima frase misteriosa: quali sono queste “opere più grandi” che il discepolo compirà? Penso che sia l’opera pasquale di cui i segni fatti da Gesù non erano che l’annuncio.

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