La luce e il sale

V Domenica del T.O.

La luce e il sale

Il mondo non è sufficientemente illuminato, non è sufficientemente saporito? Tutti abbiamo apprezzato la bellezza di un paesaggio, di un’opera d’arte, di un film, di un romanzo. “Benedetto sii tu Signore per frate sole, per sora acqua che è umile et preziosa et casta” canta Francesco di Assisi. Eppure Gesù ci dice “Voi siete la luce del mondo, voi siete il sale della terra”, cosa vuol dire? Ci vuol dire che Voi credenti, voi miei discepoli siete lo splendore del mondo, la sua charme, il suo sapore, la sua luce. Perché?.

Perché c’è una bellezza nella creazione che il mondo non vede ma che rapisce il cuore di Dio che ne è l’autore, una bellezza che Gesù contemplava quando viveva tra di noi, una bellezza seducente che gli facevano ringraziare il Padre. Non ci risulta che Gesù abbia esultato e ringraziato il Padre per un bel tramonto e per un bel panorama ma quando ha visto un cuore semplice e puro, quando ha visto i piccoli che capiscono le cose del Regno.

La bellezza di cui parla Gesù è la luce che emana da Gesù sul Tabor durante la trasfigurazione che fece reagire Pietro in maniera così spontanea da desiderare di rimanere sempre lassù. Era la luce che emanava da Gesù quando parlava alle folle “Nessuno ha mai parlato come quest’uomo”. Gesù era più bello di come lo vedevano abitualmente ma di una bellezza ordinariamente nascosta agli occhi di coloro che lo circondavano.

Gesù stesso proclamerà che è Lui la luce del mondo, Lui che è venuto a dare un sapore nuovo al mondo continuamente minacciato di sporcizia.
Il Vangelo di oggi certamente richiama i cristiani ad esaminarsi sulla qualità della loro presenza nel mondo: è troppo affascinante la presenza di un santo per negare che abbiamo bisogno di una luce diversa da quella del sole ma c’è un altro aspetto, più raramente percepito: la chiesa evangelizza soprattutto per quello che essa è e per quello che essa dice. Voglio dire: il suo modo di esistere, il suo modo di costruirsi come corpo, il tipo di relazioni dei membri tra di loro grida più forte delle parole proclamate. In Giovanni 17 si dice che è al vedere l’unità dei discepoli che gli uomini crederanno che il Padre ha realmente mandato il Figlio nel mondo. Credo che i rapporti tra i membri della chiesa siano troppo astratti e troppo ispirati ai modelli di autorità delle autorità civili ( e spesso di società arcaiche). L’amore col quale siamo sale e luce deve essere percepito, deve risplendere nelle strutture, nelle istituzioni e non soltanto nella condotta dei cristiani individuali.

Detto questo rischio di immobilizzare i credenti che dicono: molto bene, che cambino loro e tutto andrà meglio.
Se si parla così non si è più un corpo. Il “loro” siamo noi. “Voi siete la luce del mondo”. Non è una parola indirizzata alla gerarchia ma a tutto il corpo. Allora diamoci da fare, parliamone insieme, discutiamo, prendiamo le responsabilità nel corpo di cui siamo membra. Almeno conosciamoci. Sono i rapporti astratti che ci uccidono. Nell’astrazione non può esserci l’amore.

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