La lunga strada

II Domenica di Avvento

La lunga strada

Tutte e tre le letture di questa domenica parlano di un cammino da percorrere, di una strada da spianare. Cosa può significare per la nostra vita? Per rispondere è utile ripensare all'itinerario di Israele. Un itinerario concreto che dopo le transumanze dei grandi pastori, va dall'Egitto alla Terra Promessa, dalla Palestina a Babilonia, da Babilonia alla Terra dei Padri. E infine la dispersione in tutto il mondo. Questi itinerari sulla carta rappresentano un itinerario interiore: poco a poco, Israele scopre cosa significa "essere il popolo di Dio".

Procede per eliminazione: realizza che essere "popolo con Dio" non consiste nel possedere una terra ma di avere una legge; poi si rende conto che l'osservanza della legge non è l'ultima parola. L'ultima parola sarà detta con Cristo. E' Cristo stesso che ci impegna su una nuova strada, in un tempo nuovo compreso tra la sua venuta e il suo "ritorno." Il tempo dello Spirito non ferma il cammino che noi abbiamo da scoprire: sul filo della storia cosa vuol dire "essere con Cristo".

La montagna da livellare. La prima cosa che salta agli occhi è che questa avventura è quella di un popolo, di una collettività. Solo in un secondo tempo possiamo vedere come questo si scrive nelle nostre strade personali. Gli ostacoli da livellare sono quindi in primo luogo delle realtà che ci colpiscono insieme, delle "mentalità" se si vuole. Si è visto come la chiesa ha dovuto passare l'illusione di una società organizzata da lei (la cristianità), la vertigine della forza (le conversioni forzate) e il famoso trionfalismo ecc. E'capitale prendere coscienza delle illusioni di oggi, come siamo immersi in esse, e questo è difficile. Ed è perché ci sono ancora delle illusioni che il Cristo che è venuto deve ancora venire e che non sappiamo ancora esattamente cosa sarà la chiesa. Qual è il nostro modo di essere sordi al Vangelo.

Fare o ricevere. Nella seconda lettura Paolo ci esorta a discernere ciò che è importante per camminare nella giusta direzione verso la strada da cui viene Cristo. li livellamento e l'aggiustamento della strada è compito nostro. D'altra parte Giovanni Battista citando Baruc (1Lett) ci annuncia che questo sarà realizzato. Si tratta dunque di un compito per noi e di un dono di Dio. Tutta la vita cristiana è tesa tra queste due realtà: ciò che uno fa e ciò che uno riceve. Tutto dipende da noi e tutto è di Dio. E' Israele che mette un piede dopo l'altro ma la strada è di Dio che conduce al suo termine che è Lui stesso e che da la forza per arrivarci sostenendo chi cammina. L'Alleanza è questo: l'incontro di due libertà che si congiungono su un itinerario che è a sua volta la gloria di Dio e la vita dell'uomo.

Perché la strada? Perchè non ci è donato tutto insieme? Perché queste montagne da abbassare e queste strade da aggiustare? Perché Israele non ha scoperto alla partenza cosa significava essere "popolo di Dio"? Perché il Cristo deve ancora venire? La risposta non è facile, io preferisco questa. L'uomo non è creato passivamente; per rassomigliare a Dio deve prendere in carico la sua propria creazione, uscire poco a poco dal niente. La nostra creazione comp.iuta è davanti a noi, è il nostro avvenire. Durante il cammino incontriamo il peccato, cioè tutte le nostre forme di devianza e le sue conseguenze che ci portano a dubitare dell'am.ore che ci sostiene e ci attira. Israele si rassicura nella sua Terra, ma la verità non è nella sua Terra, Si rassicura nell'osservanza della legge, ma il Regno è libertà... Non c'è sicurezza che nella fede alla Parola e la Parola viene nel mondo.

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