La parabola del progetto umano

XVIII Domenica del T.O.

La parabola del progetto umano

Proponendo l’omelia di questa domenica non posso non pensare che a due generi di uditori: uno nei paesi poveri e uno nei paesi ricchi. La parabola del ricco insensato può essere proposta in un campo di rifugiati, in una bidoneville, in un paese di siccità e dov’è la fame e in tanti altri luoghi di miseria umana? “Vanità delle vanità, tutto è vanità”. Cosa può loro dire?

Parliamo della parabola del progetto umano.
Il vangelo ha qualcosa da dirci quando parla di seminagione delle terre e della loro fecondità, delle previsioni e delle programmazioni e quando vuol proteggerci dalla follia d’intraprendere con leggerezza.
Il Signore non vuole che ciò sia fatto in maniera egoistica come l’uomo ricco che non sa che parlare di se stesso, cercare solo il proprio benessere invece di mettersi sulla strada del servizio dei fratelli per migliorare la loro condizione di vita. Se questo è il programma dei cristiani attivi, intraprendenti, costruttivi non devono aver paura della conclusione di Gesù “ecco ciò che capiterà a colui che ammassa per se stesso e non arricchisce davanti a Dio”. Se uno porta le difficoltà degli altri, se non si rassegna alla mediocrità e alla miseria, se non resta a guardare ciò che gli altri possiedono con avarizia non può aver paura. Gesù mette in guardia “Guardatevi e tenetevi lontani da ogni cupidigia, la vita dell’uomo non dipende dai suoi beni”. E’ Dio il bene della creazione che si manifesta qui. Riguardo alle sue creature si attende una vita responsabile a servizio degli altri. E se gli è chiesto di far fronte alla responsabilità di organizzare la vita per gli altri “Che farò?” domandare a Dio di non lasciarsi affascinare dalla frenesia dell’apparenza. Noi siamo servi del Signore.
Ma non tutti condividono gli interessi del Vangelo. Il Cristo si vede interpellato da uno della folla sulla divisione dell’eredità. Il esso Gesù vede un cuore cupido, attaccato al denaro e Gesù aggiunge “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni.” Qui è in causa il senso della vita dell’uomo. Potremmo tradurre questo passo “il monologo dell’uomo sempre più ricco, sempre più garantito” e sono sotto accusa quelli che hanno una visiona deformata dell’uomo che non vale che per quel che guadagna o per ciò che sarà capace di guadagnare. Questo è l’uomo che conosciamo e in cui le disparità sono terribilmente evidenti. Situazioni di ricchezza che sfacciatamente si espongono senza pudore, le nostre società dell’abbondanza dalle preoccupazioni egoistiche di progetti di un individualismo sfacciato. Il monologo della parabola centrato su “Che farò?” blocca l’uomo sui suoi beni di cui spera una crescita. Si da un programma di vita in termini sconcertanti:
” Riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”. E’ questo un progetto umano? Per Gesù è inaccettabile.
L’impegno dell’uomo nel suo progetto umano è ben illustrato dalla parabola, lasciamoci istruire per orientare nella verità i nostri comportamenti, le nostre scelte in mezzo alle sollecitudini del nostro tempo. Lasciamoci trattare dall’evangelista da insensati per uscire dal blocco del nostro cuore, dalle nostre logiche economiche di gestione sconsiderata dei beni. La nostra dignità di figli di Dio ci impegna ad agire intelligentemente in tutto. San Paolo ci dice: ”Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Finche ne abbiamo l’occasione operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.” (Gal 6,9)

Ogni giorno la Parola di Dio sollecita la nostra risposta, dalle prime pagine della Bibbia ai grandi testi della Chiesa che ci invitano con la Grazia di Dio a far nostro il suo progetto di pace, di giustizia, di solidarietà, di valorizzazione delle realtà terrestri perché tutto abbia posto alla “tavola della creazione”. Ciò che ci è chiesto è “di essere ricchi in vista di Dio”. Chi ha orecchi da intendere intenda!

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