La Pasqua del coronavirus

2020

La Pasqua del coronavirus

“Se Cristo non è risorto vuota è la nostra predicazione e vuota è la nostra fede. E noi risultiamo falsi testimoni di Dio” (1Cor 15, 14). Eppure nessun apostolo aveva assistito alla resurrezione di Cristo. Infatti gli apostoli credettero in lui risorto, più che nella sua resurrezione. L’oggetto della fede pasquale non è tanto il fatto esterno, oggettivo, di uno che torna dal cimitero, quanto piuttosto una Persona vivente che interseca la vita del credente.

Nessuno ha assistito al momento della Resurrezione di Gesù. Rientra nel modo di agire di Dio. Lo aveva detto lui stesso: “Se il grano di frumento caduto in terra non muore rimane solo, ma se muore produce molto frutto”. Gesù è il grano di frumento e nessuno vede germogliare un grano che marcisce sotto terra fino a diventare pianta. Come l’Incarnazione è avvenuta nella riservatezza della famiglia di Nazareth in cui Cristo è cresciuto nel silenzio e nel nascondimento così la sua resurrezione, l’evento più grande della storia, è avvenuta secondo lo stile di Dio, nella semplicità , nel silenzio e nel nascondimento.

Cos’è la Resurrezione di Gesù, come avvenne, in che cosa consiste? Sentiamo San Paolo: “ Così è la resurrezione dei morti: è seminato nella corruzione e risorge nell’incorruttibilità, è seminato nella miseria e risorge nella gloria, è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato un corpo materiale, risorge corpo spirituale” (1Cor. 15,42-44). Papa Ratzinger ce lo ha spiegato nel suo libro Gesù di Nazaret: “Non è la resurrezione di un morto come avvenne per Lazzaro o il figlio della vedova di Naim. Non è un cadavere rianimato, infatti dopo un tempo più o meno breve ritornarono alla loro vita di prima per poi più tardi morire definitivamente. Con la resurrezione di Gesù è avvenuto qualcosa di totalmente diverso. E’ stata l’evasione verso un genere di vita totalmente nuovo, verso una vita non più soggetta alla legge del morire e del divenire, ma posta aldilà di tutto ciò, una vita che ha inaugurato una nuova dimensione dell’essere uomini. Per questo la resurrezione di Gesù non è un evento singolare che poi potremmo trascurare e che apparterrebbe soltanto al passato, ma una sorte di “mutazione decisiva”, un salto di qualità. Nella resurrezione di Gesù è stata raggiunta una nuova possibilità di essere uomini, una possibilità che interessa tutti e apre un futuro, un nuovo genere di futuro per gli uomini”. Ecco perché San Paolo ha connesso la resurrezione dei cristiani e la resurrezione di Cristo: “Se anche i morti non risorgono neanche Cristo è risorto” (1Cor 15,16). Se la Resurrezione di Cristo non è un avvenimento universale, non è, dice San Paolo.

La Pasqua ci rivela una nuova dimensione della vita umana, sconosciuta fin da allora, è Gesù che ci rivela l’uomo in tutta la sua pienezza. Anche noi risorgeremo nel senso che dopo questa vita terrena inizierà un’altra fase della vita. Come dice la preghiera della Messa: “Ai tuoi fedeli la vita non è tolta ma trasformata e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno viene preparata una dimora eterna nel cielo” (Prefazio dei defunti).
Conoscere questo è la fede pasquale: quella che ci caratterizza come cristiani. Parlare di Resurrezione non si tratta di dare un giudizio globale sulla figura di Gesù, ma di qualcosa che ha a che fare con la vita del credente. La fede è molto di più del fatto di una semplice conoscenza. La fede pasquale è trasformante, come lo fu per gli apostoli che si trovarono dinanzi ad un fatto completamente inatteso. Dopo aver vissuto con Gesù per tre anni non lo avevano compreso e infatti lo tradirono, lo rinnegarono e lo abbandonarono. Evidentemente alla fine li aveva delusi, come candidamente confessarono i due di Emmaus: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; ma son già passati tre giorni” (Lc 24, 21). La fede pasquale rappresentò una vera e propria sterzata. I discepoli non furono più quelli di prima. Il vero aggancio con la loro storia non è “Egli risuscitò”, ma “Essi raccontarono che Egli era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione”.

Viviamo quest’anno la Pasqua contrassegnata dal coronavirus, celebrare la Pasqua significa guardare a quel benessere a cui aneliamo e che raggiungeremo quando finirà questa fase della vita. Ma, come ci ha insegnato Gesù, questa vita è contrassegnata dalla Croce che, dal modo con cui siamo stati capaci di portarla dietro di Lui, è la garanzia della Gloria della vita futura, è il biglietto d’ingresso.
Questo è espresso da certe icone russe che rappresentano la discesa agli inferi. Si vede Gesù in basso che misericordiosamente tende la mano al vecchio Adamo. In alto nell’icona si distingue il cielo, il Paradiso con la porta aperta per accogliere il maestoso corteo dei patriarchi, dei profeti, con Abramo, Mosè e il re David e alla testa Giovanni Battista e nella porta aperta appare un altro personaggio simile a Gesù, in tenuta di crocifisso, nudo con un perizoma, con in mano una croce, una piccola croce: è il buon ladrone che ha superato tutti i santi dell’Antico testamento. E’ stata sufficiente una parola per passare avanti a tutti nel Regno. In questo momento la nostra Croce si chiama coronavirus. Avanti così, con la nostra Croce, sicuri che dalla Croce non si scende, ma si risorge.

Copyright © 2019 giuseppemani.it - Powered by NOVA OPERA