La vite e i tralci

V Domenica di Pasqua

La vite e i tralci

L’immagine della vite e dei tralci è carica di contenuto. Non è una parabola ma un’allegoria che ci spiega la vita nuova in Cristo, la vita di adesione a Lui, la vita che fluisce da Cristo a noi. “Io sono la vite, voi i tralci”. Cristo Crocifisso e risorto è la vita. La vite che comunica la linfa che è lo Spirito Santo.

Gesù comincia dicendo: “Io sono la vera vita e il Padre mio è il vignaiuolo”, è l’agricoltore che cura la vigna e per ottenere i frutti vi ha piantato una vite: Gesù Cristo. Non semplicemente il Verbo che starebbe unito al Padre. In terra la vita è l’uomo Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio di Maria. Ciascuno deve innestarsi in Cristo. La vite non produce frutti per se stessa se non è unita a i tralci e questi la collegano ai grappoli di uva. Così come la vite senza i tralci non produce, i tralci se non sono uniti alla vite non producono niente. Questo è il mistero di Cristo: il Cristo totale è la vite e i tralci. Questa umanità unita inseparabilmente a Lui, che crea in Lui e fa germogliare coloro che “ne da sangue , ne da volere di carne ne da volere di uomo ma da Dio sono stati generati”. Siamo veramente figli di Dio. Dio non ha figli. La figliazione è una partecipazione del Padre molto più intima della creazione. Per la grazia siamo diventati figli adottivi del Padre, siamo entrati a far parte della vita trinitaria. In questa famiglia non abbiamo che un Padre che ha soltanto un Figlio, il Verbo. Il Padre ha voluto introdurci nella sua stessa famiglia facendo si che il Padre fosse anche Padre nostro per adozione. Se il Padre è Padre nostro, Gesù Cristo “il Primogenito tra i morti” è nostro fratello maggiore. Gesù aggiunge che “Ogni tralcio che in me non porta frutto il Padre lo taglia e ogni tralcio che porta frutto lo pota perché porti più frutto” Due distinte operazioni: tagliare dalla vite e potare perché porti più frutto. Questa immagine ci mostra la continua sollecitudine del Padre perché porti più frutto. Ovviamente questa azione del Padre non è sempre piacevole, al momento per il tralcio è dolorosa. Momentaneamente ha l’impressione di essere sterilizzata più che vitalizzata. Sicuramente attraverso le prove interiori e le persecuzioni produce maggior frutto. I frutti che la vite e i tralci producono sono in un duplice campo. Primo è la santità personale nella realizzazione di Cristo in noi. E’ frutto della Spirito Santo: la bontà , la benignità, la cordialità. L’altro frutto è quello apostolico, la salvezza delle anime. Questo frutto viene dall’unione con Cristo, dall’unione con la vite. “Rimanete in me e io in voi”. E’ la richiesta costante di Gesù Risorto: l’unione di Cristo con noi e noi con Cristo, unione di amore che Gesù reclama. A questo punto si apre la possibilità di un progresso di unione mistica spirituale e questa unione può diventare una unione intima. In questo caso il Signore a ciascun passo che facciamo verso di Lui ci assume, ci mette dentro il suo Cuore e ci ripete “Rimanete nel mio amore”. Questa è l’unione più profonda. Desiderare di entrare dentro l’amore trinitario partecipando all’amore del Padre del Figlio e dello Spirito Santo è il desiderio di Dio nei nostri riguardi e anche la piena soddisfazione dei nostri più ambiziosi desideri. L’uomo è stato creato per la felicità e Dio può soddisfare infinitamente questo suo desiderio. Con l’allegoria della vite e dei tralci Gesù vuol dirci che l’unione tra la vite e i tralci non è una unione fisica ma una unione di amore. “Non vi chiamo più servi ma amici” Pone come condizione della sua amicizia prima di tutto la mutua permanenza e il compimento della sua volontà.

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