Mancanza di operai

XIV Domenica del T.O.

Mancanza di operai

La chiesa è nata in stato di mancanza e vive in una beata dipendenza.
La mancanza delle vocazioni risale ai tempi di Gesù. La penuria dei servi del Vangelo risale alle origini della chiesa. La chiesa è nata in stato di mancanza. Questa è la sua condizione. Sperimenta sempre la sua povertà dinanzi alla vastità del suo compito e la precarietà dei suoi mezzi. Ogni volta che se ne è dimenticata le cose son finite male: ha tradito la sua missione prendendo mezzi e potere che sono quelli del mondo.

Mancanza di mezzi e penuria del personale sono ostacoli per una impresa umana. Per la Chiesa è tutto diverso: povertà e penuria ci invitano ad aver fiducia nel Signore: è Lui il padrone della messe.
“La messe è molta ma gli operai sono pochi” Gesù invita i discepoli a pregare il Padrone della messe. Ci ricorda così che tutto dipende dal Padre. La Chiesa, sua messe, i suoi servitori vengono dal cuore di Dio. La crescita della Chiesa passa, sicuramente, attraverso molti intermediari ma nella misura in cui sono recettivi e docili al soffio dello Spirito. L’umiltà è senza dubbio il segreto della fecondità dell’annuncio del vangelo. Il Signore ridice a ciascuno ciò che disse all’apostolo Paolo “Ti basta la mia grazia. La mia potenza si manifesta pienamente nella debolezza”(2Cor 12,9). Non dobbiamo aver paura dei nostri limiti. La nostra vita cristiana è attraversata da dei paradossi, ne ricordo tre: la forza nella debolezza, la gioia nella sofferenza, la realtà offerta attraverso l’utopia.
La forza nella debolezza. La forza dell’apostolo è nell’accettazione della sua debolezza. San Paolo nella seconda lettura ci ha detto: “Quanto a me non ci sia altro vanto che nella Croce del Signore Nostro Gesù Cristo”. Non dimentichiamo lo scandalo della Croce. In un primo tempo la Croce fu simbolo del fallimento, basta pensare ai sentimenti dei discepoli di Emmaus. Ma Cristo si è mostrato obbediente “fino alla morte e alla morte di Croce e per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome superiore ad ogni altro nome”. C’è da chiedersi se sia questo l’argomento più adatto per un periodo di estate e di vacanze: Ma la liturgia ha il compito di richiamarci al reale.
La gioia al di la della sofferenza. Gioia e sofferenza si incontrano ancora nel Vangelo di oggi. Secondo la Bibbia la messe è un tempo di gioia abbondante ma dopo aver seminato nel dolore, come dice il salmo “Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo”. Gioia della messe ma anche prospettive di sofferenza: “Vi mando come pecore in mezzo ai lupi”. Nella vita dell’apostolo l’uno e l’altra sono inseparabili. San Paolo ci parla della “gioia dello Spirito Santo in mezzo a grandi prove”. Questo paradosso è quello dell’amore. Amore si può chiamare anche “Passione” e così designa l’amore accompagnato alla sofferenza.
La realtà offerta dall’utopia. Il Regno di Dio è il cuore della predicazione di Gesù e gli apostoli dicono che il Regno di Dio è vicino. Che dire? Sembra un ideale impossibile, una utopia. Eppure il, Regno è già presente nella realtà nuova presente nel mondo. Pace, guarigioni, liberazione dal male sono i primi segni secondo il Vangelo. Questa fragile libertà ancora in germe è offerta alla libertà dell’uomo. IL Regno di Dio è come un germe, ignorato dalla maggior parte. Oggi questa utopia continua a trasformare il mondo nella misura in cui accogliamo la presenza di Dio che fa nuove tutte le cose. Questa utopia ci conduce al più reale della nostra vita e diviene programma di azione.
La salvezza è opera di Dio e opera dell’uomo. Tutto dipende da Dio e tutto dipende dall’uomo in una misteriosa complementarietà. Beati coloro che partecipano a questo meraviglioso dialogo che è la storia stessa della salvezza. In questa opera congiunta il discepolo di Cristo trova la sua gioia e la sua felicità.

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